sabato 21 agosto 2010

Liberi, uguali, fratelli... ...deportati!

La deportazione dei Rom dalla Francia, voluta dalla politica populista del presidente Sarkozy, ripropone domande sul ruolo delle istituzioni comunitarie in relazione alle migrazioni interne/esterne al continente Europa.

20 / 8 / 2010

E se questo vuol dire rubare,questo/ filo di pane tra miseria e sfortuna /allo specchio di questa kampina /ai miei occhi limpidi come un addio / lo puó dire soltanto chi sa di reccogliere in bocca /il punto di vista di Dio. (F. De andrè, Khorakhanè)

Abbiamo tante volte parlato della fortezza Europa, della distinzione tra cittadini comunitari e cittadini dei paesi terzi come la linea giuridica e sociale attraverso la quale passava l’accesso ai diritti. La sorte dei Rom europei, comunitari anzi, è l’esempio più eclatante di come questo criterio non sia valido, in realtà, per tracciare in Europa quella che Foucault ha definito la separazione biopolitica tra chi deve vivere e chi può essere lasciato morire, necessaria al fine di rendere le società governabili.

Quello che sta accadendo in questi giorni in Francia, l’espulsione collettiva di centinaia di Rom (93 persone sono già state deportate su due voli da Lione e da Parigi verso la Romania e la Bulgaria, e altri due aerei sono previsti entro fine agosto) è la concretizzazione dell’esistenza di almeno due diversi livelli di cittadini comunitari, e per quelli di serie B non sembrano servire a nulla il diritto dei Trattati e delle Convenzioni, né le Raccomandazioni e le Direttive europee. Bene che la Commissione sia stato il primo organo istituzionale a reagire, a ricordare che i Rom bulgari e Rumeni sono cittadini dell’Unione e che nei loro confronti non può essere attuato nessun diritto speciale. Ma è da tempo che, in tema di migrazioni, i governi non sembrano dare troppa importanza alle dichiarazioni che provengono da Bruxelles e da Strasburgo. Basti pensare all’Italia e al modo in cui ha del tutto ignorato la netta opposizione del Consiglio d’Europa alla prassi dei respingimenti di migliaia di migranti, quasi tutti potenziali rifugiati, verso le carceri e il deserto libico.

L’Europa della coesione sociale e dei progetti come quello che prevede 17,5 miliardi di euro stanziati dalla Commissione per il periodo 2007-2013 per l’integrazione dei Rom in 12 paesi Ue, sembra venire costantemente sopraffatta da quella securitaria e poliziesca, che utilizza il fenomeno delle migrazioni, ovvero la vita di milioni di persone, come strumento delle campagne elettorali combattute a suon di terrore da incutere tra la gente e da curare, subito dopo, con spettacoli indecenti come quello cui si sta assistendo in questi giorni nel paese della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. Che le vittime siano dei cittadini comunitari, status che loro malgrado i paesi della nuova Unione a 27 hanno visto accordare anche alle minoranze dei nuovi Stati aderenti, rende solo più evidente la gravità di questa situazione.

E poi ci sono i Rom, nello specifico, questa popolazione che secondo il Consiglio d’Europa non supera i dodici milioni di persone, e che ha subito le peggiori persecuzioni della storia. Le peggiori sì, perché quelle in proporzione meno commemorate e ammesse, quelle quasi giustificate dalla “diversità” di questa gente stabilita molto spesso su enormi equivoci come quello di ritenere che si tratti di persone che hanno tutte la vocazione culturale a non stanziarsi in nessun luogo, pregiudizio infondato che giustifica il loro concentramento in campi dove la dignità umana viene costantemente violata.

Nessun progetto davvero concreto per loro, perché troppo sfuggenti a tutte le categorie previste e troppo comodi, certamente, come capri espiatori da sacrificare in ogni momento grazie alla loro fragilità: una popolazione fragile, che dei pregiudizi che l’hanno sempre circondata è stata costretta a fare uno stile di vita.

È troppo stupido dire qui, adesso, cose ovvie come quelle che anche tra i rom, o soprattutto tra i rom, c’è gente che delinque, o che molti bambini Rom non vanno a scuola. Si stenta a credre che nel 2010, dopo il terribile passato di questo continente in tema di razzismo e intolleranza, si sia ancora capaci di criminalizzare intere etnie attarverso la loro stigmatizzazione in quanto problema sociale.

Le cause formali delle deportazioni francesi di questi giorni sono confuse. Si va dalla giustificazione del rimpatrio volontario (e negli ultimi anni abbiamo imparato bene quanto volontari siano la maggior parte dei rimpatri dall’Europa), alla mancanza di mezzi e alla pericolosità sociale. Questi ultimi due elementi vengono enunciati insieme, come se fossero la stessa cosa, senza fare alcuna distinzione tra i singoli casi, anche se il governo francese continua a dire che tutte le posizioni dei rimpatriati sono state analizzate individualmente. Eppure proprio la Francia, con la legge Besson del luglio del 2000 aveva attuato uno degli strumenti più avanzati in materia di “integrazione” non solo dei Rom stanziali ma “addirittura” delle “gens de voyage”. Peccato che le aree attrezzate che dovevano sorgere in ogni Comune non siano nate che in minima parte. Da qui la costrizione, per queste persone, a stazionare illegalmente dove riescono, a errare di continuo. Ma è sempre più semplice colpevolizzare chi subisce una mancanza istituzionale che valutare i come e i perché di quell’inadempimento.

Alla criminalizzazione della povertà, del resto, siamo sempre più avvezzi in questa società liberale in crisi in cui chi affonda (a meno che non si tratti di una banca) diventa da un giorno all’altro un marginale e un potenziale pericolo. Ogni giorno che passa stiamo scegliendo la nostra Europa, e al di là dell’operato dei governi e delle dichiarazioni delle istituzioni europee, quel che fa davvero paura è la mancanza di reazione della maggior parte dei cittadini, il restare indiffrenti o compiaciuti di fronte ad azioni di polizia come quelle francesi o ai respingimenti dei profughi verso trattamenti inumani e degradanti. Il non sentirsi mai in qualche modo responsabili del destino degli altri perché troppo intenti a difendere il proprio senza mai capire che esiste un’interdipendenza inscindibile.

Finchè non verremo tutti toccati dentro le nostre case, direbbe Brecht, e non ci sarà rimasto più nessuno a protestare per la nostra sorte.

Liberi, uguali, fratelli... ...deportati!

La deportazione dei Rom dalla Francia, voluta dalla politica populista del presidente Sarkozy, ripropone domande sul ruolo delle istituzioni comunitarie in relazione alle migrazioni interne/esterne al continente Europa.

20 / 8 / 2010

E se questo vuol dire rubare,questo/ filo di pane tra miseria e sfortuna /allo specchio di questa kampina /ai miei occhi limpidi come un addio / lo puó dire soltanto chi sa di reccogliere in bocca /il punto di vista di Dio. (F. De andrè, Khorakhanè)

Abbiamo tante volte parlato della fortezza Europa, della distinzione tra cittadini comunitari e cittadini dei paesi terzi come la linea giuridica e sociale attraverso la quale passava l’accesso ai diritti. La sorte dei Rom europei, comunitari anzi, è l’esempio più eclatante di come questo criterio non sia valido, in realtà, per tracciare in Europa quella che Foucault ha definito la separazione biopolitica tra chi deve vivere e chi può essere lasciato morire, necessaria al fine di rendere le società governabili.

Quello che sta accadendo in questi giorni in Francia, l’espulsione collettiva di centinaia di Rom (93 persone sono già state deportate su due voli da Lione e da Parigi verso la Romania e la Bulgaria, e altri due aerei sono previsti entro fine agosto) è la concretizzazione dell’esistenza di almeno due diversi livelli di cittadini comunitari, e per quelli di serie B non sembrano servire a nulla il diritto dei Trattati e delle Convenzioni, né le Raccomandazioni e le Direttive europee. Bene che la Commissione sia stato il primo organo istituzionale a reagire, a ricordare che i Rom bulgari e Rumeni sono cittadini dell’Unione e che nei loro confronti non può essere attuato nessun diritto speciale. Ma è da tempo che, in tema di migrazioni, i governi non sembrano dare troppa importanza alle dichiarazioni che provengono da Bruxelles e da Strasburgo. Basti pensare all’Italia e al modo in cui ha del tutto ignorato la netta opposizione del Consiglio d’Europa alla prassi dei respingimenti di migliaia di migranti, quasi tutti potenziali rifugiati, verso le carceri e il deserto libico.

L’Europa della coesione sociale e dei progetti come quello che prevede 17,5 miliardi di euro stanziati dalla Commissione per il periodo 2007-2013 per l’integrazione dei Rom in 12 paesi Ue, sembra venire costantemente sopraffatta da quella securitaria e poliziesca, che utilizza il fenomeno delle migrazioni, ovvero la vita di milioni di persone, come strumento delle campagne elettorali combattute a suon di terrore da incutere tra la gente e da curare, subito dopo, con spettacoli indecenti come quello cui si sta assistendo in questi giorni nel paese della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. Che le vittime siano dei cittadini comunitari, status che loro malgrado i paesi della nuova Unione a 27 hanno visto accordare anche alle minoranze dei nuovi Stati aderenti, rende solo più evidente la gravità di questa situazione.

E poi ci sono i Rom, nello specifico, questa popolazione che secondo il Consiglio d’Europa non supera i dodici milioni di persone, e che ha subito le peggiori persecuzioni della storia. Le peggiori sì, perché quelle in proporzione meno commemorate e ammesse, quelle quasi giustificate dalla “diversità” di questa gente stabilita molto spesso su enormi equivoci come quello di ritenere che si tratti di persone che hanno tutte la vocazione culturale a non stanziarsi in nessun luogo, pregiudizio infondato che giustifica il loro concentramento in campi dove la dignità umana viene costantemente violata.

Nessun progetto davvero concreto per loro, perché troppo sfuggenti a tutte le categorie previste e troppo comodi, certamente, come capri espiatori da sacrificare in ogni momento grazie alla loro fragilità: una popolazione fragile, che dei pregiudizi che l’hanno sempre circondata è stata costretta a fare uno stile di vita.

È troppo stupido dire qui, adesso, cose ovvie come quelle che anche tra i rom, o soprattutto tra i rom, c’è gente che delinque, o che molti bambini Rom non vanno a scuola. Si stenta a credre che nel 2010, dopo il terribile passato di questo continente in tema di razzismo e intolleranza, si sia ancora capaci di criminalizzare intere etnie attarverso la loro stigmatizzazione in quanto problema sociale.

Le cause formali delle deportazioni francesi di questi giorni sono confuse. Si va dalla giustificazione del rimpatrio volontario (e negli ultimi anni abbiamo imparato bene quanto volontari siano la maggior parte dei rimpatri dall’Europa), alla mancanza di mezzi e alla pericolosità sociale. Questi ultimi due elementi vengono enunciati insieme, come se fossero la stessa cosa, senza fare alcuna distinzione tra i singoli casi, anche se il governo francese continua a dire che tutte le posizioni dei rimpatriati sono state analizzate individualmente. Eppure proprio la Francia, con la legge Besson del luglio del 2000 aveva attuato uno degli strumenti più avanzati in materia di “integrazione” non solo dei Rom stanziali ma “addirittura” delle “gens de voyage”. Peccato che le aree attrezzate che dovevano sorgere in ogni Comune non siano nate che in minima parte. Da qui la costrizione, per queste persone, a stazionare illegalmente dove riescono, a errare di continuo. Ma è sempre più semplice colpevolizzare chi subisce una mancanza istituzionale che valutare i come e i perché di quell’inadempimento.

Alla criminalizzazione della povertà, del resto, siamo sempre più avvezzi in questa società liberale in crisi in cui chi affonda (a meno che non si tratti di una banca) diventa da un giorno all’altro un marginale e un potenziale pericolo. Ogni giorno che passa stiamo scegliendo la nostra Europa, e al di là dell’operato dei governi e delle dichiarazioni delle istituzioni europee, quel che fa davvero paura è la mancanza di reazione della maggior parte dei cittadini, il restare indiffrenti o compiaciuti di fronte ad azioni di polizia come quelle francesi o ai respingimenti dei profughi verso trattamenti inumani e degradanti. Il non sentirsi mai in qualche modo responsabili del destino degli altri perché troppo intenti a difendere il proprio senza mai capire che esiste un’interdipendenza inscindibile.

Finchè non verremo tutti toccati dentro le nostre case, direbbe Brecht, e non ci sarà rimasto più nessuno a protestare per la nostra sorte.

venerdì 20 agosto 2010

Morire di carcere: dossier 2009

Nei primi 7 mesi dell'anno si sono uccisi 45 detenuti

I suicidi in carcere sono in "lieve riduzione", come sostiene il Sottosegretario Caliendo? Secondo noi è esattamente il contrario, a fine anno probabilmente avremo il numero più alto di detenuti suicidi mai registrato nelle carceri italiane.

I suicidi in carcere sono in "lieve riduzione", come sostiene il

Secondo noi è esattamente il contrario, a fine anno probabilmente avremo il numero più alto di detenuti suicidi mai registrato nelle carceri italiane. Dall’inizio dell’anno ad oggi nel Centro Studi di "Ristretti Orizzonti" abbiamo già "registrato" (e documentato) 45 suicidi nelle carceri - ed alcuni altri casi ci sono sicuramente sfuggiti - mentre in tutto l’anno 2008 i suicidi "ufficialmente riconosciuti" furono 42.

Va detto che nel nostro dossier "Morire di carcere" lo scorso anno abbiamo documentato il suicidio di 48 detenuti, la differenza è data dal fatto che per il Ministero della Giustizia sono "suicidi in carcere" soltanto i casi nei quali il detenuto viene ritrovato già cadavere, oppure muore prima di essere caricato sulla autoambulanza: nel momento in cui il detenuto esce dall’istituto (anche se in coma profondo) scompare dalle statistiche dei suicidi in carcere.

Nel nostro Dossier invece, consideriamo "suicidi in carcere" anche i casi dei detenuti che muoiono durante il trasposto all’ospedale, oppure dopo alcuni giorni di ricovero senza riprendersi dal coma, come è successo il 12 luglio scorso, ad Imperia, per il detenuto algerino Dibe Rachid Salah.

Dal grafico che vedete sotto risulta evidente come nei primi 7 mesi di quest'anno il numero dei detenuti suicidi sia quasi raddoppiato, rispetto a due anni fa, quando nelle carceri era ancora tangibile l'effetto deflattivo dell'indulto.

Di seguito l'elenco dei detenuti morti: cliccando sui nomi è possibile leggere le loro storie.

Francesco Morelli, curatore del Dossier

Elenco del casi raccolti nel 2009 (in ordine cronologico)

attenzione: non riesco ad eliminare tutto questo spazio vuoto, ma più in basso c'è l'elenco


Nome e cognome

Età

Data morte

Causa morte

Istituto


Aziz, marocchino

34 anni

03 gennaio 2009

Suicidio

Spoleto


Salvatore Mignone

37 anni

04 gennaio 2009

Omicidio

Secondigliano (Na)


Edward Ugwoj Osuagwu

35 anni

17 gennaio 2009

Suicidio

Alessandria


Rocco Lo Presti

72 anni

24 gennaio 2009

Da accertare

Torino


Detenuto croato

37 anni

26 gennaio 2009

Suicidio

Poggioreale (Na)


Francesco Lo Bianco

28 anni

27 gennaio 2009

Da accertare

Ucciardone (Pa)


M.B., detenuto italiano

60 anni

30 gennaio 2009

Suicidio

Sollicciano (Fi)


Gaetano Sorice

38 anni

31 gennaio 2009

Overdose

Teramo (scarcerato)


Vincenzo Sepe

54 anni

01 marzo 2009

Suicidio

Bellizzi Irpino (AV)


Mohamed, marocchino

26 anni

06 marzo 2009

Suicidio

S.M. Maggiore (VE)


Leonardo Di Modugno

25 anni

08 marzo 2009

Suicidio

Foggia


Giuliano D., italiano

24 anni

08 marzo 2009

Suicidio

Velletri (RM)


Giancarlo Monni

35 anni

09 marzo 2009

Malattia

Cagliari


Detenuto italiano

37 anni

16 marzo 2009

Suicidio

Poggioreale (NA)


Jed Zarog

30 anni

17 marzo 2009

Suicidio

C.C. di Padova


Detenuto algerino

42 anni

19 marzo 2009

Da accertare

C.I.E. di Roma


Marcello Russo

38 anni

22 marzo 2009

Suicidio

Voghera (PV)


Francesco Esposito

27 anni

27 marzo 2009

Suicidio

Poggioreale (NA)


Carmelo Castro

20 anni

27 marzo 2009

Suicidio

Piazza Lanza (CT)


Gianclaudio Arbola

43 anni

31 marzo 2009

Suicidio

Marsala (TP)


Detenuto tunisino

28 anni

13 aprile 2009

Suicidio

Pisa


Andrei Zgonnikov

47 anni

16 aprile 2009

Suicidio

Salerno


Antonino Saladino

57 anni

20 aprile 2009

Suicidio

Viterbo


Daniele Topi

37 anni

21 aprile 2009

Suicidio

Rimini


Ihssane Fakhreddine

30 anni

24 aprile 2009

Da accertare

Firenze


Franco Fuschi

63 anni

26 aprile 2009

Suicidio

Alessandria


Graziano Iorio

41 anni

1 maggio 2009

Suicidio

Poggioreale (Na)


Ion Vassiliu

21 anni

1 maggio 2009

Suicidio

Pisa


Nabruka Mimuni

44 anni

7 maggio 2009

Suicidio

Roma (C.I.E.)


L.P., detenuto italiano

27 anni

15 maggio 2009

Da accertare

Campobasso


Detenuto marocchino

30 anni

15 maggio 2009

Da accertare

C.C. Padova


Detenuto marocchino

25 anni

19 maggio 2009

Suicidio

Bergamo


Samir Mesbah

36 anni

27 maggio 2009

Suicidio

Firenze


Detenuto italiano

40 anni

30 maggio 2009

Malattia

Terni


Vincenzo Nappo

43 anni

09 giugno 2009

Suicidio

Opg Aversa (Ce)


Detenuto italiano

79 anni

09 giugno 2009

Malattia

Secondigliano (Na)


Antonio Chiaranza

32 anni

10 giugno 2009

Suicidio

Crotone


Anna Nuvoloni

40 anni

11 giugno 2009

Da accertare

Sollicciano (Fi)


Charles Omofowan

32 anni

14 giugno 2009

Malattia

Lanciano (Ch)


Rino Gerardi

38 anni

16 giugno 2009

Da accertare

Venezia S.M.M.


Detenuto marocchino

30 anni

18 giugno 2009

Suicidio

Brindisi (Caserma)


Detenuta italiana

35 anni

21 giugno 2009

Suicidio

Civitavecchia (Rm)


Detenuto indiano

30 anni

21 giugno 2009

Suicidio

Vercelli


Khalid Husayn

79 anni

21 giugno 2009

Malattia

Benevento


Detenuta italiana

28 anni

06 luglio 2009

Da accertare

Sollicciano (FI)


Dibe Rachid Salah

35 anni

12 luglio 2009

Suicidio

Imperia


Eugenio La Ferla

34 anni

13 luglio 2009

Suicidio

Alghero (SS)


Stefano Frapporti

50 anni

21 luglio 2009

Suicidio

Rovereto (TN)


Detenuto tunisino

19 anni

25 luglio 2009

Suicidio

I.P.M. di Bari


Gerardo D’Argenzio

42 anni

27 luglio 2009

Da accertare

Lecce


Vincenzo Marino

44 anni

28 luglio 2009

Da accertare

Rebibbia (RM)


Emilio Angelini

45 anni

31 luglio 2009

Suicidio

Livorno


Antonio Virelli

24 anni

31 luglio 2009

Suicidio

Reggio Calabria

Le storie dei detenuti "morti di carcere"

I detenuti morti nel mese

di luglio 2009

I detenuti morti nel mese di

giugno 2009

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ggio 2009

I detenuti morti nel mese di

aprile 2009

I detenuti morti nel mese di

marzo 2009

I detenuti morti nel mese di gennaio 20

09

Dossier completo 200

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