venerdì 11 marzo 2011

This is England [Cineforum-Fuori Dagli Schermi]

Dopo aver terminato la prima tematica di questi cineforum (controllo sociale/Stato di Polizia) ora passiamo al tema sottoculture analizzando la realtà Skinhead inglese degli anni '80 con il film pluripremiato "This is England".
Il Film prodotto in inghilterra nel 2006 non è stato ancora doppiato in italiano per cui La proiezione sarà sottotitolata.... ma non scoraggiatevi, il film vale comunque sia la pena di essere visto e se vogliamo dirla tutta, un'eventuale doppiaggio avrebbe (forse) rovinato il lavoro degli attori inglesi....


Trama

nghilterra 1983. Shaun è un dodicenne spesso irriso dai compagni di classe. Al momento delle vacanze estive il ragazzino entra a far parte di un gruppo di skinhead, che lo prendono sotto la loro ala protettiva. In questo paesino della provincia inglese Shaun crescerà con i nuovi amici, tra Dr. Martens e contraddizioni, in un periodo difficile per la nazione coinvolta nella guerra delle Falkland.
Lo sguardo autobiografico del regista Shane Meadows sull'Inghilterra di inizio anni '80 è dolce e amaro. Traspare l'amore per la propria terra, manifestato con le musiche coinvolgenti dell'epoca e i tipici luoghi comuni della gioventù britannica, e si percepisce una forte critica a un paese che lo delude, perchè si cresce e si diventa adulti senza grosse prospettive. Shaun, interpretato dal bravissimo Turgoose, conosce già il dolore, toccato con la morte del padre nel conflitto con l'Argentina, i suoi occhi, tuttavia, comunicano speranza, vitalità, tipici di un'esistenza appena iniziata. Nel suo gruppo, vestito con la "divisa" (Dr. Martens, camicia a quadri, bretelle e testa rasata) convivono inizialmente giovani con la necessità di ideali, che compiono ragazzate e che si divertono come molti coetanei. È l'arrivo dell'elemento disturbante Combo (Stephen Graham) a innescare la bomba a orologeria, e una spirale razzista e violenta.
Il tic-tac del timer che conduce all'esplosione finale, è il rapido percorso di crescita del piccolo Shaun che, in seguito all'atto scellerato di Combo (che impersona il fascino del Male), compie il suo primo atto di volontà, di fronte all'immensa distesa di acqua salata.


martedì 8 marzo 2011

“È stato morto un ragazzo” [Cineforum- Fuori dagli Schermi]


Federico Aldrovandi ha da poco compiuto diciotto anni quando, all’alba del 25 settembre 2005, incontra una pattuglia della polizia nei pressi dell’ippodromo, a Ferrara. Poche ore più tardi la famiglia apprende della sua scomparsa. Fra questi due momenti tante domande e molti silenzi. Il libro ripercorre le vicende umane e giudiziarie legate alla morte di Federico, le ricostruzioni della polizia che parlano di morte per overdose,... lo stupore e il dolore di parenti e amici e un’inchiesta giudiziaria inizialmente destinata all’archiviazione… Poi i primi sospetti, il corpo sfigurato del ragazzo, le versioni ufficiali che vengono smentite dalle analisi, il coinvolgimento delle forze dell’ordine e i depistaggi. Lo scandalo, l’attenzione mediatica e il coraggio di una famiglia che, nel luglio del 2009, porteranno alle condanne in primo grado per quattro agenti di polizia. Nel DVD Filippo Vendemmiati racconta la storia di Federico Aldrovandi, i fatti accertati e misteri che li avvolgono, il processo e i suoi numerosi colpi di scena, tentando di fornire una spiegazione verosimile dell’accaduto proprio a partire da quegli interrogativi rimasti insoluti. La narrazione di Vendemmiati è arricchita dai documenti video registrati dagli stessi protagonisti, a disposizione nell’archivio giornalistico Rai.Federico Aldrovandi ha da poco compiuto diciotto anni quando, all’alba del 25 settembre 2005, incontra una pattuglia della polizia nei pressi dell’ippodromo, a Ferrara. Poche ore più tardi la famiglia apprende della sua scomparsa. Fra questi due momenti tante domande e molti silenzi. Il libro ripercorre le vicende umane e giudiziarie legate alla morte di Federico, le ricostruzioni della polizia che parlano di morte per overdose, lo stupore e il dolore di parenti e amici e un’inchiesta giudiziaria inizialmente destinata all’archiviazione… Poi i primi sospetti, il corpo sfigurato del ragazzo, le versioni ufficiali che vengono smentite dalle analisi, il coinvolgimento delle forze dell’ordine e i depistaggi. Lo scandalo, l’attenzione mediatica e il coraggio di una famiglia che, nel luglio del 2009, porteranno alle condanne in primo grado per quattro agenti di polizia. Nel DVD Filippo Vendemmiati racconta la storia di Federico Aldrovandi, i fatti accertati e misteri che li avvolgono, il processo e i suoi numerosi colpi di scena, tentando di fornire una spiegazione verosimile dell’accaduto proprio a partire da quegli interrogativi rimasti insoluti. La narrazione di Vendemmiati è arricchita dai documenti video registrati dagli stessi protagonisti, a disposizione nell’archivio giornalistico Rai.

“È stato morto un ragazzo” è anche una storia sulla libertà di stampa di Filippo Vendemmiati

Ho cominciato ad occuparmi della storia di Federico Aldrovandi non proprio dall’inizio, e anche di questa pigrizia e scetticismo professionale il film racconta. Come cronista Rai avevo già seguito inchieste come il disastro dell’aereo militare caduto il 6 dicembre del ‘90 su una scuola di Casalecchio di Reno, e costato la vita a dodici ragazzi, o l’assassinio del Prof. Marco Biagi, ad opera di un commando delle Nuove B.R., il 19 marzo del 2002.
La morte di Federico poteva essere un fatto come altri, ma su questo a differenza di altri ho deciso di fermarmi e considerare, per una volta, che valeva la pena raccontare la storia e non la notizia. Ho conservato le video cassette originali, i taccuini con gli appunti, tutti quegli strumenti usa e getta che oggi fanno del giornalista un uomo che ha sempre fretta, in preda ad un falso (e isterico) movimento. Volevo scrivere un libro di cronaca, poi l’archivio con centinaia di immagini mi ha convinto che erano quelle a dover essere raccontate, cosi ho deciso di mettermi al loro servizio. E’ una storia che ha a che fare con il sistema dell’informazione e della giustizia, con la violenza delle istituzioni e il diritto alla giustizia dei cittadini. I genitori di Federico e i loro legali sono andati avanti non accontentandosi delle versioni ufficiali, raccogliendo brandelli di verità nonostante i tanti tentativi di insabbiamento e mistificazione che hanno accompagnato il caso fin dai primissimi istanti. Per arrivare infine ad una verità anche peggiore di quanto temessero, dopo aver aperto i cassetti dei ricordi e del dolore accettando di renderli pubblici. Ho parlato loro di questo progetto, ne ho ricevuto un consenso incondizionato, senza il quale non avrei mai iniziato. Il lavoro è durato un anno, e devo solo alla famiglia di Federico la forza e la voglia di arrivare in porto, perché la passione e l’impegno nella parte realizzativa si sono duramente scontrati contro ostacoli burocratici e legali.
Dice Patrizia, la mamma, nel film: “La notizia della morte di Federico dopo poche settimane era sparita dai giornali locali, è rimbalzata a Ferrara da fuori, dopo l’apertura del mio blog”.
Senza mai arrendersi, ricorrendo anche agli strumenti della comunicazione via internet, Patrizia e il marito, Lino, sono riusciti a far pubblicare la storia di Aldro sulle prime pagine dei media nazionali, e a dare impulso ed elementi investigativi ad un’inchiesta ormai destinata all’archiviazione. A quattro mesi dalla morte di Federico il fascicolo del pubblico ministero era infatti praticamente vuoto.
Nel film, che ha ottenuto l’appoggio dell’associazione Articolo 21 e della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, oltre al patrocinio della Regione Emilia Romagna, ho utilizzato documenti originali, spezzoni dell’inchiesta, filmati d’archivio e inserti narrativi.
“È stato morto un ragazzo” è anche una storia sulla libertà di stampa che pone l’accento sul presente e sul futuro prossimo dell’informazione in Italia. Se la legge bavaglio fosse stata in vigore cinque anni fa, senza poter pubblicare gli atti, le foto, le trascrizioni delle telefonate, si sarebbe mai scoperta la verità sulla morte di Federico e quella di altri casi simili, avvenuti prima e dopo?
Sono stato definito un giovane autore. Ringrazio particolarmente per il giovane, del resto quel conta è l’età percepita. Quanto ad “autore”, sarà il giudizio sul film a stabilire fino a che punto io abbia saputo esserlo.


lunedì 7 marzo 2011

PER UN 8 MARZO RESISTENTE!!


La RETE DONNE UMBRE AUTOCONVOCATE (Le De’genere-Terni; Sommosse-Perugia; Civiltà Laica-Terni; L'albero di Antonia-Orvieto) INVITA TUTTE LE COMPAGNE INTERESSATE ALL'INIZIATIVA ORGANIZZATA PER L'8 MARZO SOTTO LA SEDE DELLA REGIONE UMBRIA A PERUGIA, sulla libertà di scelta per le donne in materia di RU486 ed in generale sul grave USO POLITICO in atto DEI CORPI DELLE DONNE. Grazie
8 MARZO PRESIDIO delle DONNE sotto la sede della REGIONE UMBRIA. RU486: LIBERE DI SCEGLIERE! NO ALL'USO POLITICO DEI NOSTRI CORPI!

A distanza di più di trent’anni dalla vittoria del referendum che nel 1978 portò alla Legge 194 e sancì il diritto all’interruzione di gravidanza, come donne denunciamo l’attacco a questo diritto e ribadiamo che sul nostro corpo decidiamo noi e nessun altro.

L’8 Marzo organizziamo una giornata di lotta delle donne con una manifestazione sotto la sede della Regione Umbria, per ottenere l’uso della pillola abortiva RU486 senza ipocrite e pesanti limitazioni e come libera scelta alternativa all’aborto chirurgico. Infatti se il diritto all’interruzione di gravidanza è garantito dalle legge 194, dal referendum e dalle lotte delle donne, la sua realizzazione è sempre più ardua, quasi un “calvario” psicologico di espiazione e punizione con inaccettabili ed indecenti ostacoli burocratici, di matrice politica e clericale.

Negli ospedali pubblici l’opportunista presenza di “obiettori” e “obiettrici” impedisce a molte di scegliere liberamente e rafforza l’atteggiamento criminalizzante rispetto alla scelta di abortire, basti pensare che prima dell’interruzione di gravidanza si aspetta nel reparto maternità!

Oggi in tutta Europa le donne possono scegliere un intervento meno invasivo rispetto all’aborto chirurgico utilizzando la pillola abortiva RU486. In Italia questo non è possibile o è molto difficile. La pillola RU486 è stata bloccata per anni per le pressioni clericali, ora mille vincoli e ostacoli “burocratici” si frappongono al suo uso.

In Europa la pillola abortiva viene prescritta dal medico di base, senza passare in ospedale e il termine per l’assunzione della RU486 è fissato dalla 9° alla 24° settimana. In Italia sugli aspetti etici sembra esserci una “dittatura” vaticana, con l’appoggio di obbedienti e devoti politici di centro, destra e sinistra, alla faccia della laicità dello stato. Infatti l’assunzione è possibile solo entro la 7° settimana (mentre l’aborto è legale sino alla 12°!) e in molte regioni del Belpaese l’assunzione della RU486 è possibile solo con un ricovero ordinario di 3 giorni! Di fatto quindi non c’è un accesso libero alla RU486 nonostante il Consiglio Superiore di Sanità non abbia mai affermato che la pillola rappresenti un reale rischio per la vita della donna, né abbia mai obbligato le Regioni a deliberare per il regime di ricovero ordinario.

In Umbria continuano i balletti politici per ritardare la somministrazione e porre barriere burocratiche e formali per impedirne la diffusione. La Regione nel 2010 ha incaricato un “Comitato tecnico-scientifico”, formato da ginecologi e medici, della stesura del protocollo applicativo, che è stato presentato il 26 Luglio 2010 e che si è espresso per il day hospital. Dopo la presa d’atto della Regione due consiglieri della maggioranza, Smacchi e Barberini (PD), con il plauso dell’UDC, si sono opposti e hanno bloccato il regime di day hospital proponendo un ulteriore peggioramento: un anno di “sperimentazione” (sono oltre 20 anni che la RU si usa in Francia!) con tre giorni di ricovero ordinario obbligatorio! E’ un ulteriore uso politico del corpo delle donne! Il “pio” presidente del Consiglio regionale Brega, nella peggiore tradizione dei movimenti per la “vita”, ha affermato che «occorre evitare la banalizzazione di una questione estremamente delicata: assumere la pillola abortiva non è come prendere una pastiglia per il mal di testa, non si può correre il rischio di favorire un ricorso superficiale alla stessa». E la delibera? Ancora non esiste e regna sovrano il caos: le ASL più sensibili applicano la somministrazione grazie all’autonomia ma vengono puntualmente redarguite dalle pressioni dei movimenti cattolici e sono costrette al ricovero ordinario di tre giorni per via di direttive-minacce superiori.

E le donne? Noi riaffermiamo che la nostra libertà di scelta non è negoziabile


MARTEDI’ 8 MARZO ore 10,00 PRESIDIO di DONNE sotto la REGIONE Corso Vannucci, 96 PERUGIA

RETE DONNE UMBRE AUTOCONVOCATE:

Le De’genere-Terni; Sommosse-Perugia; Civiltà Laica-Terni; L'albero di Antonia-Orvieto

venerdì 4 marzo 2011

Maghreb e mercati finanziari: la logica del contagio

di Christian Marazzi

Chi segue quanto sta accadendo nel Nord Africa e nel Medio Oriente con un occhio sui mercati finanziari non può non essere colpito da alcune similitudini, ma anche da differenze fondamentali. Ad esempio la logica del contagio, ossia del mimetismo che travolge qualsivoglia aspettativa razionale. Sui mercati finanziari è il deficit d’informazione che porta i soggetti economici a imitare l’Altro per definire (scegliere/eleggere) il rappresentante universale della ricchezza storicamente dato (che può essere la moneta “equivalente generale”, oppure i titoli tecnologici, i titoli subprime, le commodities, ecc., insomma le “convenzioni collettive” di keynesiana memoria). Si innesca in tal modo un movimento contagioso all’interno della comunità degli investitori che, di volta in volta, produce la sua bolla finanziaria, destinata a esplodere quando il processo diventa talmente autoreferenziale da perdere ogni rapporto col reale. E’ la razionalità dell’irrazionalità, o “razionalità collettiva”, dei mercati. I processi rivoluzionari nell’epoca del capitalismo finanziario globale sembrano funzionare secondo la medesima logica, ma solo in superficie. In realtà, il contagio, la prassi mimetica che caratterizza le insurrezioni delle moltitudini nord africane e medio orientali, non sono originate da un deficit d’informazione, bensì dal suo contrario, da un eccesso d’informazione che dà il via a mobilitazioni in regioni contigue e non, tra loro differenti per composizione sociale, PIL pro capite, tasso di inflazione, percentuale di disoccupazione giovanile, ecc. (vedi Wealth Management Research, “Global financial markets”, UBS, 24 febbraio). Il veicolo del contagio sono sempre, o spesso, le tecnologie della comunicazione, ma la direzione è opposta: se sui mercati finanziari l’autoreferenzialità non ha referente materiale, nei movimenti insurrezionali il referente materiale è il corpo sociale. La stessa informazione, o il suo concetto, e le sue modalità di diffusione, non si prestano a facili interpretazioni. Se si leggono le cronache di Maurizio Matteuzzi, il giornalista embedded de “il manifesto”, sembrerebbe che, a prevalere, sia la disinformazione, l’opacità dei fatti e delle notizie.L’informazione e il suo “eccesso” non riguardano quindi l’imitazione dell’altro, come sui mercati finanziari, ma l’imitazione di se stessi, della propria singolarità. Una singolarità piena di desiderio di libertà e di autodeterminazione.Di voglia di vivere.

Sul futuro del mercato petrolifero la confusione è massima. Da una parte, tutti gli analisti convengono che la Libia non è il problema: se è vero che già il 60 per cento della produzione è stato congelata, ciò che corrisponde alla perdita dell’1.1 percento dell’offerta mondiale di petrolio, l’Arabia Saudita può facilmente colmare una perdita di questa entità. Dall’altra parte, come osserva The Economist (“Oil pressure rising”, 26 febbraio), dagli anni ’70 ad oggi il petrolio si è notevolmente globalizzato. Ad esempio, la Russia ha superato l’Arabia Saudita come produttore mondiale di greggio. La quota dell’OPEC nella produzione mondiale è scesa dal 51 per cento di metà anni ’70 a poco più del 40 per cento di oggi. Il problema è politico, dato che le spare capacities, le riserve, sono essenzialmente saudite e dato che dal Bahrain, confinante con l’Arabia Saudita, dove la produzione di petrolio è minima, passa comunque il 18 per cento del greggio mondiale. Non a caso la scorsa settimana il re saudita si è affrettato ad annunciare la distribuzione di 36 miliardi di dollari ai suoi cittadini! Quindi, le previsioni sono molto azzardate. Si passa da 120 a 220 dollari al barile del Brent, anche se i più si aspettano nel medio termine (?) un ritorno a 100 dollari Si tenga conto che, secondo una stima “a spanna” che circola tra gli economisti, un aumento prolungato (per i prossimi due anni) del 10 per cento del prezzo del petrolio comporta, mediamente, una riduzione di mezzo punto percentuale del PIL globale. Negli Stati Uniti, dove la terziarizzazione avanzata dell’economia ha comportato una diminuzione sensibile del consumo di petrolio per unità di prodotto rispetto agli anni del fordismo, lo stesso 10 per cento d’aumento del prezzo comporta uno 0.2 per cento di riduzione del PIL e uno 0.1 percento di aumento della disoccupazione (Financial Times, “Oil price surge puts fragile US recovery at risk”, 25 febbraio).

In ogni caso, affidarsi ai modelli previsionali serve a poco (non funzionano in tempi di crisi politica). E’ invece molto probabile che uno shock sui mercati petroliferi abbia il medesimo effetto della crisi del debito sovrano europeo dello scorso anno, quindi: perdita di fiducia sui mercati finanziari, caduta dei prezzi delle azioni, ritorno della recessione. E, come accadde lo scorso anno, tentazione di rilanciare la quantitative easing, la creazione di moneta da parte della Federal Reserve. Solo che oggi il rischio d’inflazione c’è. O, meglio: un aumento del prezzo del petrolio, distraendo il consumo da altri beni, crea una situazione schizofrenica: da una parte aumentano i prezzi della benzina (e non si sa per quanto tempo), dall’altra il paniere di beni su cui è misurata l’inflazione (core inflation) resta fermo, almeno fino a quando le aspettative d’inflazione non innescano un processo di self-fulfilling prophecy, forzando la Fed ad intervenire con l’aumento dei tassi d’interesse. La gestione dell’inflazione, insomma, è un vero e proprio dilemma per le autorità monetarie, anche perché le rivendicazioni salariali sarebbero difficili da contenere malgrado gli alti tassi di disoccupazione. La situazione è ancora peggiore in Europa, e non è migliore nei paesi emergenti (maggiore consumo d’energia per unità di prodotto). C’è da aspettarsi una dinamica del genere: lotte salariali e lotte sul reddito sociale contro la rendita petrolifera. Virtù dei beni comuni, dei commons!

mercoledì 2 marzo 2011

Rivolte nei Cie accompagnano le manifestazioni del 1 marzo

bologna_nocie1
Gradisca, Modena ,Torino, Bologna: si allargano le sollevazioni dentro i Cie.


Se il primo Marzo deve essere una giornata di mobilitazione per ma soprattutto dei migranti, è giusto e naturale che a questa giornata partecipino anche quei/le migranti che patiscono la forma più dura di controllo e negazione dei diritti: i reclusi e le recluse dei cie. E così, con l'avvicinarsi della scadenza - e forse anche caricati dalle vittorie dei loro fratelli e sorelle sull'altra sponda del Mediterraneo - i reclusi di alcuni di questi lager etnici sono stati protagonisti di rivolte, talvolta sfociate in vere e proprie distruzioni di pezzi consistenti delle strutture di reclusione

E' stato chiuso e dichiarato inagibile un blocco del Centro di identificazione di Torino dopo che ieri sera intorno alle 22,30 un incendio ha distrutto quattro moduli su cinque dell'area gialla.alt
I reclusi del a cosiddetta "area gialla" hanno incendiato tutto l'incendiabile, rendendo di fatto inagibile l'area gialla. I Vigili del Fuoco sono arrivati molto rapidamente e intorno alle 22,35 hanno spento le fiamme. Intorno alle 22,45, un recluso ha spiegato ai microfoni di Radio Blackout che la polizia ha raggruppato i prigionieri nel campo da calcio, sotto la pioggia, circondandoli con i manganelli ma senza picchiare nessuno.
Nel Cie del capoluogo piemontese, due settimane fa sono stati trasferiti in tutto una cinquantina di magrebini arrivati sull'isoletta siciliana. Solo alcuni di loro - da quanto si è saputo - ha partecipato all'iniziativa della scorsa notte. Al momento sono circa 130 le persone ospitate all'interno della struttura di corso Brunelleschi.

Una manifestazione di protesta del centro sociale Tpo ha scatenato una rivolta all’interno del Cie di Bologna. Circa un centinaio di aderenti al centro questa mattina verso le 10 ha scavalcato il muretto di cinta che divide la struttura dalla massicciata della ferrovia e ha raggiunto la cancellata dell’ex Cpt. Lì i manifestanti sono stati respinti dai militari impegnati nella sorveglianza del centro. Con i megafoni i manifestanti hanno urlato la loro solidarietà all’indirizzo degli ospiti che hanno innescato una rivolta incendiando alcuni materassi poi spenti dai vigili del fuoco.


A dare il via a questo nuovo ciclo di sommosse contro le strutture della reclusione migrante erano stati gli "ospiti" del Cie di Gradisca, in Friuli,letteralmente raso al suolo lo sorso 25/26 febbraio dopo due giorni di rivolta furiosa che ha lasciato in piedi soltanto poche camerate per 130/140 detenuti. I giorni seguenti sembra siano stati rilasciati oltre 30 detenuti, nel silenzio dei media e la frustrazione dei locali secondini.


Una sommossa ha pure avuto luogo domenica pomeriggio a Modena, con materassi che bruciano e finiscono in cortile proprio nel momento in cui si svolge fuori dalle mura un presidio di solidarietà. Il racconto della rivolta sul sito Fortress Europe.

martedì 1 marzo 2011

Corso di Italiano per Stranieri



Corso Gratuito di italiano per migranti.
Non servono Documenti.
Iscrizioni il 27/2 e il 03/3 dalle 15 alle 18


CSA Germinal Cimarelli
Terni
Via del Lanificio 19/a
tel. 3311427489
email: corsoitaliano2011@libero.it



[Progetto IG OPEN 2009/10 Ass. Lavagne]

Appello nazionale per il Primo Marzo 2011

altAppello nazionale del movimento Primo Marzo insieme contro il razzismo, contro i ricatti, per i diritti di tutte e tutti

Lo scorso Primo Marzo oltre 300mila persone si sono mobilitate in tutta Italia per dire no al razzismo, alla legge Bossi-Fini, al pacchetto sicurezza, ai CIE e sì a una società multiculturale e più giusta. In molte città lavoratori italiani e migranti hanno scelto di scioperare insieme, uniti dalla consapevolezza che il razzismo istituzionalizzato (in spregio alla nostra Costituzione oltre che al diritto internazionale e alla normativa europea), le politiche di esclusione, lo sfruttamento del lavoro, le violazioni dei diritti sono tasselli di un’unica strategia repressiva che, a partire dai più deboli e inermi, aspira a colpire tutti e a imporre la precarietà come orizzonte di vita.

Migranti e italiani hanno affermato in questo modo un’idea di sciopero diversa da quella dominante (non uno strumento di protesta nelle mani dei sindacati ma un diritto costituzionale, individuale e inalienabile), hanno dimostrato che è possibile unirsi e prendere l'iniziativa dal basso per reagire ai ricatti. Hanno superato nei fatti la contrapposizione tra autoctoni e stranieri e inaugurato una stagione di impegno e di lotta, di rifiuto dei ricatti e dello sfruttamento, passata dallo sciopero delle rotonde in Campania alle occupazioni della gru e della torre a Brescia e Milano, da Pomigliano a Mirafiori, dalle mobilitazioni degli studenti allo sciopero dei metalmeccanici e marcata da manifestazioni antirazziste a Bologna, Firenze, Trieste e in tante altre città italiane.

La situazione italiana di oggi è diversa da quella di un anno fa e forse ancora più grave. Non c’è stata un’altra Rosarno, ma gli effetti della crisi si sentono sempre di più e colpiscono soprattutto i migranti: in migliaia rischiano di perdere il permesso di soggiorno, in migliaia che il permesso non lo hanno vengono indicati come criminali e condannati al lavoro nero gestito dai caporali. Per tutte e tutti vige il ricatto quotidiano del razzismo istituzionale. In questo quadro la Bossi-Fini (in particolare la sua pretesa di legare il permesso di soggiorno al contratto di lavoro con il “contratto di soggiorno”) si rivela più che mai come una legge inadeguata e ipocrita, che non combatte la clandestinità ma la crea, favorendo sfruttamento e lavoro nero e ponendo i migranti in una condizione di costante ricattabilità. Per oltre 50mila immigrati, vittime della sanatoria truffa, non è stata trovata ancora una soluzione. Nel frattempo il governo è tornato a lanciare la lotteria del decreto flussi che – come tutti sanno – funziona principalmente da sanatoria mascherata. La questione della cittadinanza rimane insoluta e centinaia di giovani nati o cresciuti in Italia continuano a sottostare a una legge che non riconosce loro diritti né cittadinanza. Le rivoluzioni di piazza che stanno attraversando il Nord Africa segnalano un’aspirazione alla libertà che ha nelle migrazioni una delle sue declinazioni e che sta portando a un prevedibile aumento degli sbarchi (per altro mai interrotti) sulle nostre coste: di fronte a tutto questo la risposta italiana si sta rivelando ipocrita e inadeguata: si evoca ancora una volta un inesistente “stato di emergenza” solo per non rispettare il diritto di asilo ed evitare accogliere le persone che stanno arrivando sulle nostre coste. Ciò ci dice che mentre molti festeggiano senza problemi l’ondata di democrazia nel Nord Africa, le migrazioni uniscono le due sponde del Mediterraneo: nello spirito della Carta dei Migranti recentemente approvata a Gorée (Senegal), noi sappiamo che il problema della democrazia italiana sta anche a Tunisi, così come quello della Tunisia è anche a Roma o a Parigi. Mentre si lotta per la democrazia in Nord Africa, non possiamo accettare la logica razzista dell’”aiutiamoli a casa loro”, perché i migranti ci dicono che si lotta anche per muoversi e cambiare le proprie condizioni di vita. È quello che insieme vogliamo fare il 1 marzo.

In questo quadro i migranti sono ancora di più una forza. Per ragioni economiche, come molte volte è stato sottolineato: producono infatti una parte consistente del PIL (11%), alimentano le casse dello Stato con le tasse e i contributi previdenziali, sopperiscono con il lavoro di cura alle carenze strutturali del welfare italiano. Ma anche per ragioni sociali e culturali: rappresentano infatti una parte attiva e determinante nella costruzione di società diversa: più ricca, variegata, multiculturale e capace di guardare al futuro. Senza di loro, senza i bambini figli di migranti e coppie miste, l’Italia sarebbe oggi una nazione destinata ad estinguersi. Soprattutto, i migranti sono una forza politica per costruire una società diversa, per non limitarsi a difendere i diritti ma reagire ai ricatti conquistandone di nuovi.

Per questo lanciamo un appello per costruire il prossimo primo marzo una nuova grande giornata di sciopero e mobilitazione per i migranti e con i migranti. Ma, lo sottoliniamo con forza, non si tratta di uno sciopero etnico: non è mai esistita e non esiste l’idea di uno sciopero etnico. In diversi territori sono già attivi percorsi che comprendono scioperi, presidi e manifestazioni. Crediamo che lo strumento dello sciopero sia il modo più forte per portare avanti questa lotta, migranti e italiani insieme contro i ricatti, contro il razzismo, contro lo sfruttamento e per chiedere:

  • l’abrogazione della Bossi-Fini e, in particolare, del nesso tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno (“contratto di soggiorno”);
  • per contrastare il lavoro nero e lo sfruttamento dei lavoratori migranti: rivendichiamo l’applicazione e l’estensione dell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione come tutela per tutti i lavoratori che denunceranno di essere stati costretti all’irregolarità del lavoro;
  • l’abrogazione del reato di clandestinità e del pacchetto sicurezza che già oggi rappresentano provvedimenti fuori legge perché in netta contrapposizione con la direttiva europea sui rimpatri;
  • l'abolizione del permesso di soggiorno a punti e l’attivazione di misure, anche di tipo economico, atte a garantire il diritto ad apprendere l’italiano e a studiare;
  • la chiusura dei CIE;
  • una regolarizzazione che sia una soluzione reale e rispettosa dei diritti umani e della dignità delle persone per le vittime della sanatoria truffa;
  • il passaggio dal concetto di ius sanguinis a quello di ius soli come cardine per il riconoscimento della cittadinanza e una legge che garantisca l’esercizio della piena cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia;
  • il riconoscimento del diritto di scegliere dove vivere e stabilire la propria residenza, diritto quanto mai fondamentale in un’epoca come quella che stiamo attraversando in cui tutti siamo potenziali migranti;
  • una legge organica e adeguata per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo;

Chiediamo a tutti di essere protagonisti e di sostenere le mobilitazioni dei migranti il prossimo primo marzo. Ai sindacati non chiediamo un’adesione formale, ma di attivarsi a tutti i livelli per sostenere concretamente i lavoratori, migranti e italiani insieme, che decideranno di astenersi dal lavoro nelle fabbriche, nelle cooperative e in tutti i luoghi di lavoro più o meno formali. A tutti questi è indirizzata questa giornata, per rendere effettivo il diritto di sciopero, per i diritti di tutte e tutti, per costruire insieme una società diversa e multiculturale rifiutando ogni complicità con provvedimenti normativi che legalizzano sfruttamento, razzismo, pregiudizio e paura.

Il 1 marzo dovrà vedere una mobilitazione quanto più possibile diffusa, per permettere la massima partecipazione, sia in caso di scioperi, sia in caso di presidi o manifestazioni.

Skarnevale @ CSA Germinal Cimarelli


Il 5 Marzo 2011 presso il CSA Germinal Cimarelli:
Festa di carnevale al csa se venite co la maschera è anche meglio
venite numerosi e mascherati balleremo fino a mattina accompagnati dai


Clyde e la sua banda
skartoon band

http://www.myspace.com/clydeelasuabanda


a seguire dj set by braccione con le migliori tracce ska rocksteady trash oi punk

ricchi premi che dissetano alla maschera piu bella

bar a prezzi popolari


inizio concerto ore 22:30

Minority Report [Fuori dagli Schermi]

Per il tema Controllo Sociale, questa settimana proiettiamo l'ormai famoso film Minority Report.
La scelta di questa pellicola assolve diverse priorità, l'efficacia e l'accattivanzza con cui tratta e rende interessante il tema che è al centro di questa settimana e per lo più essendo un lungometraggio pluripremiato, assolve in pieno il compito di lancio della rassegna Fuori dagli Schermi 2011.
Anche Holliwood sforna film con tematiche sociali..... sembra strano, ma questo ed altri ne sono un esempio empirico.

TRAMA

nomi in gioco sono certo "garanti di cinema", livello altissimo. Per cominciare Philip K. Dick, scrittore-culto di fantascienza (ha firmato Blade Runner e Atto di forza, fra gli altri), poi c'è Spielberg dietro alla macchina e Cruise davanti. Più di così… Siamo nel 2054, a Washington, dove è stato messo a punto un sistema capace di prevedere i crimini, dunque prevenirli. Niente di particolarmente tecnologico: semplicemente tre umani dotati di capacità paranormali. Si chiamano pre-cog, da precognitives. I loro nomi sono un inno al "giallo", Agatha come Christie, Dashiell come Hammett e Arthur come Conan Doyle. Vivono in una piscina e hanno visioni che poi trasmettono a un secondo livello, a un'unità di pronto intervento, il cui eroe è John Anderton (Cruise). Ma ecco che i veggenti a un certo punto indicano proprio John come futuro omicida di un tale che non conosce. Dunque il detective comincia la caccia a se stesso, naturalmente c'è la possibilità di qualche trucco, qualcuno per esempio potrebbe fabbricare non false prove, ma false visioni. Da qui una corsa contro il tempo, che è breve, con azioni alla Cruise-Spielberg, dunque esagerate e accattivanti. Sia chiaro che l'azione prevale, come prevale la ricerca del successo di pubblico rispetto ai significati letterari, anche se Spielberg ha detto di averne avuto abbastanza di "quel" successo e di aver finalmente costruito una storia perfettamente a propria misura. Chi ha praticato Dick (morto nell'82, giusto l'anno di Blade Runner) trova che la grande attitudine critica e dolorosa dello scrittore, principe delle metafore fantastiche, lascia troppo spazio al Cruise delle missioni impossibili e al regista sublimatore di effetti speciali. Anche se la storia, e il film, "ci sono".



Fuori dagli Schermi Marzo 2011


IL CSA GERMINAL CIMARELLI

Organizza:

CINEFORUM ENTRATA LIBERA

Inizio proiezioni ore 21:15

POP CORN GRATIS - BAR BIRRERIA PREZZI POPOLARI

Presso il CSA Germinal Cimarelli, via del lanificio 19A

Il cinema, come altre forme di produzione culturale, vive oggi sotto il pesante attacco di politiche di governo fatte solo di tagli indiscriminati, secondo la stessa logica che sta uccidendo la scuola pubblica. Anche a Terni sono le politiche commerciali (e non certo culturali) che mettono a rischio il futuro dell’unico teatro cittadino, il Verdi, e che hanno prodotto la chiusura di diversi cinema, come il Fedora e il Fiamma e la riconversione del Politeama in uno sorta di padiglione pubblicitario con gli sponsor al posto dei numeri delle sale.

In controtendenza a chi costruisce multisala per propinarci “cine-panettoni” alla “modica” cifra di 7-8 euro, il Centro Sociale Germinal Cimarelli propone alcune proiezioni di film e documentari per aprire uno spazio di condivisione e di riappropriazione di un bene comune come la cultura GRATUITA e accessibile a tutti/e.


Quest'anno la rassegna Fuori Dagli Schermi ha una struttura nuova rispetto al 2010, abbiamo suddiviso il mese in tematiche, ogni mensilità affronterà due tematiche differenti.

Per il mese di Marzo abbiamo deciso di proporvi 2 film con il tema "Controllo sociale" ed "Abusi di Stato", per poi passare alla tematica "Sottuculture" e tratteremo del tema Skinhead ed Antifascismo".

Ogni settimana pubblicheremo la singola locandina con il film e la tematica di riflessione della settimana, per potervi tenere sempre aggiornati sui contenuti di questa iniziativa.


PROGRAMMA
Marzo 2011

Giovedì 3 Minority Report di Steven Spielberg (Controllo Sociale)
Giovedì 10 E' Stato morto un ragazzo di Filippo Vendemmiati (Abusi di stato)

Giovedì 17 This is England di Shane Meadows (SkinHead Inglesi)
Giovedì 24 Antifà - Cacciatori di Nazi (Documentario anni '80 sull'antifascismo francese)
a seguire SkinHead Attitude (Documentario sulla cultura SkinHead)


Per info: bgcinaction@gmail.com


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