sabato 12 febbraio 2011

In Umbria vennero ubicati campi di concentramento destinati agli “ex jugoslavi”. Vergogna!

Tra il 1941 e il 1943, in Umbria vennero ubicati dei campi di concentramento destinati agli “ex jugoslavi”, ovvero i civili abitanti nei territori occupati dall’esercito italiano e annessi al’Italia. Colfiorito, Pietrafitta e Ruscio furono teatro della deportazione. Nella Giornata del Ricordo si fa memoria delle foibe, ma anche delle vicende che portarono a quelle atrocità. Ne parliamo con Mario Tosti, ordinario di Storia moderna, docente di Storia della Chiesa presso l’Istituto teologico di Assisi e presidente dell’Istituto per la Storia dell’Umbria contemporanea (Isuc) che su questi fatti storici ha pubblicato il volume Istria, Fiume. Dalmazia, laboratorio d’Europa.

Sette anni fa veniva istituito nel nostro Paese il Giorno del Ricordo per celebrare la memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Pensa che oggi si possano raccontare i fatti senza cadere nella polemica politica?
“È giusto ricordare e commemorare la tragedia e la violenza delle foibe e il dramma dell’esodo dall’Istria, dal Quarnaro e dalla Dalmazia alla fine della Seconda guerra mondiale, certo condannando tutto ciò che ha sortito e provocato questi drammi, ma con ferma e convinta volontà di voler andare avanti. Dobbiamo conservare e coltivare la memoria facendo sì che ciò abbia oggi un effetto per quanto possibile positivo, tentando cioè di superare la memoria come fonte di rancore, Perché è ovvio che la memoria rancorosa non contribuisce a rendere più unita una società, ma rappresenta solitamente un ostacolo su questo percorso. Nel dibattito parlamentare che portò, nel 2004, all’approvazione della legge che istituiva il Giorno del Ricordo, furono sottolineati i ritardi, i silenzi, le rimozioni, le reticenze, i ‘giustificazionismi’ che erano stati accumulati in rapporto a quelle vicende. Oggi, a distanza di sette anni, tutte le parti politiche che approvarono quel provvedimento devono respingere la tentazione di usare la memoria del passato come strumento politico, e devono altresì evitare la tendenza ad usare l’analisi storica come strumento per l’agire politico”.
In Umbria vennero deportati cittadini di origine slava. Perché?
“L’lstria è stata per secoli una terra di incontro, e purtroppo anche di scontro, tra slavi e italiani. Il Regno d’Italia, nato 150 anni fa, si trovò a governare una regione in cui vivevano circa 500.000 slavi. Forse poteva essere l’occasione per costruire una convivenza pacifica fra le due popolazioni. Invece i Governi italiani cercarono di ‘italianizzare’ con la forza gli slavi. Le violenze divennero sistematiche durante il fascismo: i giornali slavi vennero chiusi; le lingue slave (sloveno e croato) vennero escluse dall’insegnamento nelle scuole di Stato; fu imposta l’italianizzazione dei cognomi slavi; addirittura le Squadre d’azione fasciste minacciarono chiunque parlasse in sloveno o in croato per strada o nei locali pubblici. Si giunse alla deportazione degli slavi, anche nei campi di internamento che lei ricordava e da cui, dopo l’8 settembre 1943, molti di essi fuggirono alimentando le file della Resistenza contro il nazi-fascismo nell’Italia centrale”.

Secondo lei, come è potuto succedere una tale tragedia?
“Dopo l’8 settembre 1943, per alcune settimane l’Istria si trovò abbandonata a se stessa. L’esercito italiano era allo sbando e i partigiani jugoslavi ne approfittarono per prendere il potere. I Governi ‘popolari’ che nacquero regolarono immediatamente i conti con gli esponenti locali del fascismo. Ma in molti casi vennero arrestate e giustiziate persone che avevano la sola colpa di rappresentare gli ‘Italiani’. I cadaveri venivano buttati in voragini naturali, particolarmente diffuse in questa zona del Carso… le foibe”.

Come recuperare in modo appropriato il ricordo di quegli eventi?
“Assai lungo e complesso sarebbe spiegare le motivazioni di politica interna ed internazionale che hanno portato in questi ultimi cinquant’anni in Italia a rimuovere dai libri scolastici il fenomeno dell’esodo dei giuliano-dalmati e delle foibe istriane. La tematica è stata presente in modo rilevante nella cultura della destra italiana, ma con forti limitazioni, tanto da diventare – l’esodo – un motivo di polemica politica contro le tesi riduzioniste della storiografia di sinistra, più che un tema di seria ricerca storica. La stessa cultura accademica in Italia ha mostrato sull’argomento un vero e proprio disinteresse. Oggi si può dire che si sta acquisendo una nuova consapevolezza sull’esodo e le foibe, e la convinzione che l’esclusione di queste vicende storiche dall’insegnamento scolastico e dalla formazione della cultura nazionale non sia più praticabile. Un piccolo contributo, in questo senso, è stato offerto anche dall’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc) che, attraverso il contatto con le scuole e l’associazionismo degli esuli, in particolare la Società di studi fiumani, continua a conservare la memoria storica della comunità esule trasferitasi in Italia e a rilanciare non idee di anacronistici ritorni, ma un dialogo democratico e interculturale con quell’area dell’Adriatico che è diventata la nuova frontiera dell’Europa comunit

foibe 2 250x187 In Umbria vennero ubicati campi di concentramento destinati agli “ex jugoslavi”. Vergogna!(Fonte: Emiliano Sinopoli – La Voce)

venerdì 11 febbraio 2011

A 31 anni dall’assassinio di Valerio Verbano


VENERDI’ 18 FEBBRAIO ORE 19

BANDE NERE



Chi sono e cosa fanno i neofascisti del 21° secolo? Come si sono riciclati nel brodo
berlusconiano? I proclami retorici di ieri hanno lasciato il passo ad un vorace appetito di
poltrone che non risparmia le giovani leve neofasciste le quali hanno trovato o aspirano a
trovare un posticino al sole nel mare magnum del sottogoverno capitolino targato Alemanno.
Il quale, petto in fuori, si è imbarcato in men che non si dica nel caravanserraglio
berlusconiano abbandonando il suo mentore e attuale presidente della Camera senza neanche
un saluto ( romano). Tuttavia, mentre saziano la bramosia di potere, non disdegnano di
coltivare riti e miti del ventennio insieme alle solite e mai dismesse pratiche squadristiche e
assassine. Dax a Milano, Renato Biagetti a Roma sono i simboli di un neofascismo che usa
normalmente il gessato ma non per questo è meno pericoloso. Quanti in questi anni hanno
banalizzato l’antifascismo e la Resistenza fino a stravolgerne i contenuti si sentono
accomunati alla nuova destra dal medesimo destino: gestire il potere, non importa come e con
chi purché esente da smanie rivoluzionarie. A forza di sdoganamenti e banalizzazioni anche
soggetti più o meno di sinistra non hanno disdegnato di calcare il proscenio di Casapound.

Ma la storia di questo Paese, di questa città, di questo quartiere sono state pesantemente
segnate dall’attività assassina delle bande nere. Mantenere viva la memoria, combattere il
fascismo è ancora più necessario.

VENERDI’ 18 FEBBRAIO ORE 19 LA RETE ANTIRAZZISTA DEL IV° MUNICIPIO
ORGANIZZA
UN INCONTRO PUBBLICO PRESSO IL CENTRO DI CULTURA POPOLARE
DEL TUFELLO
VIA CAPRAIA , 81 -- ROMA

SQUADRISMO, NOSTALGIE E DOPPIOPETTO DEL NEOFASCISMO CAPITOLINO

Intervengono:

EMILIANO FITTIPALDI, giornalista e scrittore

SENZA TREGUA, organizzazione studentesca

RETE ANTIFASCISTA TERNANA

GUIDO CALDIRON, giornalista e scrittore



Rete Antirazzista IV° Municipio





MARTEDI’ 22 FEBBRAIO CORTEO CITTADINO

VIA MONTE BIANCO SOTTO LA LAPIDE

ORE 16, UN FIORE PER VALERIO

ORE 17, CORTEO CITTADINO
verb_x_valL'uccisione di Valerio Verbano non è un mistero. E' diventata tale solo per l'assenza di indagini vere, accurate, decise. Questo libro è un “processo indiziario” che copre abbondantemente quella assenza.

Attraverso l'analisi di interrogatori, verbali, sentenze, documenti e libri prodotti dai neofascisti, ricostruisce e radiografa tutto quel che si mosse a destra tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80.
Connette gruppi, figure, mitologie; fa luce sul proliferare di sigle sempre nuove e rivendicazioni multiple ideate per depistare, creare confusione, mimetizzarsi e cercare di parificare destra e sinistra. Compone i pezzi di un puzzle e alla fine qualcosa si capisce: ci sono individui, armi, identikit, formule retoriche che ritornano. Un cumulo di indizi che fanno chiarezza sulla morte di Valerio, ucciso il 22 febbraio 1980 nella sua abitazione, davanti ai suoi genitori legati e imbavagliati.

La prima presentazione del libro avverrà sabato 19 febbraio, alle ore 18, nella Palestra Popolare Valerio Verbano. Ne discuteranno con il pubblico Carla Verbano, l'autore Valerio Lazzaretti, Sante Notarnicola e l'editore.

Valerio Lazzaretti, VALERIO VERBANO. Ucciso da chi, come, perché

Giorno del ricordo o dell’oblio?

foibe2Il Governo Berlusconi, pure blindato nel Palazzo per ripararsi dai continui scandali che lo investono, non smette di attaccare l’antifascismo, i lavoratori e le loro condizioni (di vita, di lavoro, di reddito, ecc.), la Resistenza, la Costituzione e di falsificare storia e realtà.

Un atteggiamento in linea con l’attacco alla Resistenza e ai Partigiani, avvenuto negli ultimi 20 anni con pubblicazioni che ribaltano la verità storica e legittimano il fascismo, di cui vengono occultati i crimini contro l’umanità; la persecuzione degli Ebrei, degli omosessuali, degli zingari, degli antifascisti, dei Testimoni di Geova; il loro avvio alla morte nei campi di sterminio nazisti.

Per anni sui banchi di scuola ci hanno insegnato che la presenza delle truppe fasciste nei Balcani o in Grecia o in Africa, durante le invasioni coloniali e quelle della seconda guerra mondiale, era una missione umanitaria, ma la “brava gente” in camicia nera, agli ordini di criminali in uniforme da ufficiali, ne ha combinate di tutti i colori, fino alla deportazione in massa della popolazione civile e all’utilizzo di gas letali su villaggi, paesi, città.

E poi, a guerra finita e a Liberazione avvenuta a opera dei Partigiani, è rimasta in vigore gran parte della legislazione fascista; le amministrazioni statali (in particolare le forze armate, la polizia, l’arma dei carabinieri) sono rimaste in mano a personale fascista di alto grado; la legge di amnistia, promossa improvvidamente nel 1946 dal ministro della giustizia, che pure era di parte comunista, e gestita da tribunali zeppi di magistrati fascisti, ha cancellato i reati commessi da migliaia di criminali fascisti e li ha avviati a riorganizzarsi in tutti gli ambiti sociali e istituzionali.

In “compenso”, quella magistratura ha condannato a pene durissime centinaia di partigiani per le loro azioni di resistenza, fatte passare per “regolamento di conti personali”, e migliaia di lavoratori, “colpevoli” di scioperi, di proteste sociali, di lotte per la democrazia: tutti episodi, tra l’altro, ferocemente trattati sulle piazze col piombo omicida delle “forze dell’ordine”.

Il 10 febbraio è stato istituito come giorno delle foibe, detto anche del ricordo, nel 2004 dal governo di destra, per ricordare strumentalmente gli Italiani uccisi dai partigiani jugoslavi nelle cavità carsiche chiamate foibe, facendone una specie di contraltare al 27 gennaio, istituito nel 2000 dal governo di centro-sinistra come “giorno della memoria” dei crimini contro l’umanità perpetrati da fascismo e nazismo, in particolare durante la guerra.

“Giorno del ricordo”, dunque, come vergognoso tentativo di far calare l’oblio su nazismo e fascismo, comprese la pulizia etnica e la deportazione della minoranza slovena residente da sempre nei territori italiani di confine tra Italia e Slovenia, compresa l’occupazione della stessa Slovenia e della Croazia,con lo sterminio di massa di quelle popolazioni.

Fu l’odio accumulato da quei popoli contro i crimini del fascismo a scatenare la vicenda delle foibe(video), nelle quali furono precipitate a morire centinaia (non migliaia, come grida la menzogna degli “storici” fascisti) di Italiani, in maggioranza colpevoli delle infamie fasciste, in parte civili innocenti, ma “colpevoli” di essere Italiani.

Chi oggi tenta di cancellare la memoria storica del fascismo, intende ripraticarne il progetto politico-sociale, a cui gli antifascisti hanno il compito civile di opporsi con forza.

Video: I massacri commessi dall'esercito fascista italiano in Jugoslavia

Coordinamento antifascista antirazzista - Pisa

Giorno del ricordo – VII Edizione

E anche quest’anno il 10 febbraio è passato. Dobbiamo ammetterlo, quest’anno la pantomima è passata piuttosto in sordina, almeno a livello istituzionale e mediatico. Sarà che i politici italiani sono tutti troppo presi a parlare delle avventure sessuali di Berlusconi. O molto più probabilmente sarà che, come abbiamo sempre sostenuto, si tratta di una ricorrenza sentita da nessuno, una strumentalizzazione che ha il chiaro intento politico di rivalutare il fascismo e gettare discredito sulla Resistenza comunista e sugli jugoslavi. Oggi che le forze dell’opposizione non sono neanche più lontanamente riconducibili a quel glorioso passato, all’interno della destra istituzionale si chiederanno forse che senso abbia mantenere in vita una ricorrenza di cui non frega niente a nessuno, che non coinvolge la gente comune: qualcuno organizza tristi cortei in 10, altri celebrazioni a porte chiuse, ma niente di eclatante, niente di visibile. Tanto più in un momento in cui gli “ex”(?)-fascisti che l’avevano proposta sono divisi tra la schiera dei lacchè di Berlusconi e quella dei fedelissimi del “compagno Fini” (…). Si trattava chiaramente di una strumentalizzazione e uno strumento senza scopo si fa ormai inutile, liturgia fine a se stessa.

Unici a celebrarla – quasi fosse il loro Natale – sono i fascisti, quelli che rivendicano di esserlo. Anche qui viene dimostrato ciò che sosteniamo da anni: altro che memoria condivisa, altro che pacificazione, il Giorno del Ricordo non è altro che il giorno del revanchismo fascista, dell’assoluzione dei crimini fascisti in Jugoslavia. E da questo nascono la falsificazione degli episodi storici, le menzogne, le cifre gonfiate, la cancellazione degli avvenimenti del confine orientale precedenti al 1° maggio 1945, della feroce occupazione italiana di quelle zone, dell’italianizzazione forzata, dei campi di concentramenti per gli slavi.

Non è un caso che siano i fascisti di casapound ad aver organizzato, per sabato prossimo, una fiaccolata per i “martiri” delle foibe, a Ostia. Invitiamo, a questo proposito, tutti i compagni e tutte le compagne a partecipare al presidio contro questo appuntamento fascista che si terrà davanti alla sede Anpi di via della Stazione vecchia (Ostia), alle ore 16 di sabato 12.

In un contesto come questo, non possiamo, inoltre, che esprimere tutta la nostra complicità ai compagni che questa notte si sono opposti al revisionismo asportando la targa di un monumento ai “martiri” delle foibe a Marghera (leggi), come anche a tutti quelli che – in diverse zone di Italia, da Napoli a all’università Tor Vergata – si sono opposti a presidi e volantinaggi revisionisti e fascisti.

Proponiamo, infine, un recente intervento di Claudia Cernigoi, che da anni fa seria ricerca storica sulle foibe.

Da nuovaalabarda.org

GIORNO DEL RICORDO 2011: A PROPOSITO DI “MARTIRI DELLE FOIBE”

Dopo tanti anni da quando ho iniziato a fare ricerca storica sulle foibe (cioè dal 1995), dopo tutta la documentazione che ho analizzato e tutte le cose che ho pubblicato (e che nessuno storico serio, finora, ha smentito), quando sento ancora parlare di diecimila “infoibati”, di migliaia di “martiri delle foibe”, non so se mi sento più arrabbiata o più demoralizzata. Perché, mi domando, una ricerca storica seria deve venire snobbata, ignorata, vilipesa, mentre si prosegue a parlare a sproposito di certi argomenti, solo per mantenere viva la propaganda anticomunista ed antijugoslava, sostanzialmente per rivalutare il fascismo?

Un esempio per stigmatizzare la situazione di disinformazione storica nella quale ci troviamo. A novembre, su segnalazione del Comitato antifascista e per la memoria storica di Parma, che ha elevato una protesta riguardo all’intitolazione in quella città di una via ai cosiddetti “martiri delle foibe” (termine che per la sua genericità e vaghezza di definizione necessiterebbe di un’analisi di svariate pagine, ma su cui tornerò più avanti), sono andata a vedere il forum di Alicenonlosa (http://www.alicenonlosa.it/aliceforum/) e di fronte a tanta (peraltro spocchiosa e saccente) ignoranza relativamente ai fatti storici di cui si pretende di parlare, mi sono davvero cadute le braccia.

Leggere di “almeno diecimila” infoibati, di “compagni del CLN” gettati nelle foibe, di paragoni tra Tito e Pol Pot, così come insulti al presidente Pertini, e citazioni fuori tema su Goli Otok (che fu campo di prigionia, orribile fin che si vuole, ma destinato ad oppositori interni e non c’entra per niente con le “foibe”), il tutto per rispondere all’equilibrata e documentata presa di posizione del Comitato antifascista e per la memoria storica mi ha fatto riflettere sul senso che ha cercare di fare ricerca storica circostanziata se poi quello che continua ad essere diffuso sono stereotipi di falsità e propaganda.

Uno dei vari anonimi polemisti, quello che cita i “compagni del CLN” infoibati, dopo avere parlato di “diecimila” vittime, fa i seguenti nomi: Norma Cossetto, i sacerdoti don Bonifacio e don Tarticchio, le tre sorelle Radecchi, i tre componenti della famiglia Adam. Nove persone. Punto. Dove don Tarticchio, Norma Cossetto e le tre sorelle Radecchi furono uccisi nel settembre 1943 in tre distinte località dell’Istria nel corso del conflitto; don Bonifacio scomparve nel 1946 e non si sa che fine abbia fatto, ma visto che è scomparso nel nulla, dice la propaganda, ovviamente è stato “infoibato”; la famiglia Adam, di Fiume, che faceva parte del CLN filo italiano che nell’estate del 1945, quando Fiume era passata sotto sovranità jugoslava operava per riannettere la città all’Italia, in barba a tutti gli accordi tra Alleati, fu arrestata appunto per questa attività eversiva, e non vi è prova che qualcuno dei tre sia stato “infoibato”.

Ed i “compagni” del CLN di cui parla l’Anonimo (diamogli una dignità di nome proprio con un’iniziale maiuscola) chi sarebbero? Non certo coloro (una ventina) che furono arrestati durante l’amministrazione jugoslava di Trieste perché organizzavano attentati dinamitardi contro l’autorità esistente, che amministrava Trieste in quanto potenza alleata; né i tre membri del CLN arrestati per essersi appropriati dei fondi della Marina militare della RSI pur di non lasciarli in mano agli jugoslavi, due dei quali furono rilasciati un paio di anni dopo, mentre il terzo, già malato al momento dell’arresto, morì in prigionia un anno dopo.

Si possono poi considerare “martiri” i membri dell’Ispettorato Speciale di PS che furono arrestati e condannati a morte dal tribunale di Lubiana, perché colpevoli di essersi macchiati di azioni criminali, come Alessio Mignacca, che picchiò una donna arrestata fino a farla abortire, ed uccise almeno tre persone che cercavano di sfuggire all’arresto, sparando contro di loro?

Si potrebbe continuare a lungo con questi esempi, ma il discorso da fare è, a mio parere, un altro, e ritorno sulla questione della definizione “martiri delle foibe”. Innanzitutto la maggior parte di coloro che vengono così indicati non furono veramente uccisi e poi gettati in una foiba: in parte si tratta di prigionieri di guerra morti durante la detenzione (così come accadde in altri campi di detenzione gestiti dagli Alleati, ad esempio in Africa), in parte di arrestati perché accusati di crimini di guerra o di violenze contro i prigionieri (vedi il caso di Mignacca sopra citato, ma anche quello di Vincenzo Serrentino, giudice del Tribunale speciale per la Dalmazia, che mandò a morte moltissimi innocenti) e condannati a morte dopo un processo. Coloro che finirono nelle foibe furono per lo più vittime di regolamenti di conti o di vendette personali, così come Norma Cossetto, così come don Tarticchio, sul quale gravava il sospetto che fosse un informatore dell’Ovra.

Intitolare strade a generici “martiri delle foibe” significa non rendere giustizia a nessuno, tantomeno alle vittime innocenti, serve solo ad eternare la polemica sulla “ferocia slava” che voleva operare una pulizia etnica contro gli italiani nella Venezia Giulia (teoria nazionalfascista che nessuno storico degno di questo nome ha mai avallato).

L’analisi di cui sopra è stata inviata, sempre a novembre 2010, al Comitato antifascista e per la memoria storica di Parma, quale contributo di solidarietà al loro lavoro di informazione per la conoscenza della storia. Non so se l’intervento è stato pubblicato da qualche testata parmense, ma ritengo ora, a ridosso del Giorno del ricordo del 10 febbraio, di diffonderlo più ampiamente, in vista di quanto verrà detto e scritto sull’argomento.

Claudia Cernigoi

gennaio 2011



Tratto dal blog di militant

giovedì 10 febbraio 2011

LE FOIBE SONO UNA MENZOGNA FASCISTA! BASTA COL REVISIONISMO STORICO! 

Chi controlla il passato controlla il presente, chi controlla il presente controlla il futuro. G. Orwell 1984


Il 10 febbraio “il giorno del ricordo”, istituito con legge bipartisan n.92/04, da alcuni anni è utilizzato dai fascisti per commemorare il presunto “eccidio di italiani” che sarebbe avvenuto durante la Resistenza ad opera dei partigiani “slavo-comunisti” nella Venezia-Giulia.

Secondo la versione ufficiale alcune migliaia di persone sarebbero state gettate ancora vive in cavità carsiche (le foibe appunto) dove sarebbero state lasciate morire tra enormi atrocità per il solo fatto di essere italiane.

Nel 2002 l’allora presidente Ciampi disse che le foibe furono una “pulizia etnica”. Nel 2007 l’attuale Presidente della Repubblica Napolitano dichiarò “fu una barbarie basata su un disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri connotati di una pulizia etnica”. Talmente falsa è stata questa affermazione che Galliano Fogar, storico dell’Istituto Regionale friulano per la Storia del Movimento di liberazione, ha affermato che nessuno storico serio “osa sostenere tale tesi”.

Gli eventi in causa sono due: l’insurrezione popolare avvenuta in Istria subito dopo l’8 settembre ‘43 ed il governo partigiano di Trieste insediato nel maggio del ‘45 e durato 40 giorni. In questi due momenti, appunto, sarebbero state uccise migliaia di persone colpevoli di essere italiane.

Questa tesi è un puro e semplice FALSO STORICO VERGOGNOSO!!!

In Istria, nel periodo dell’insurrezione post 8 settembre, la popolazione inferocita si armò per eliminare ogni traccia del feroce regime di occupazione italiano.

Durante il mese di potere popolare vi furono circa 500 vittime, prodotto della più che legittima furia della popolazione oppressa (sia italiana che slava) contro un regime fascista e mostruoso che li aveva straziati e massacrati per due decenni.

L’8/1/1949 un giornale locale di destra come “Trieste Sera” era costretto ad ammettere: “se consideriamo che l’Istria era abitata da circa 500mila persone, delle quali oltre la metà di lingua italiana, i circa 500 uccisi ed infoibati non possono costituire un atto anti italiano ma un atto prettamente anti-fascista. Se i partigiani rimasti padroni della situazione per oltre un mese avessero voluto uccidere chi era semplicemente “italiano”, in quel mese avrebbero potuto massacrare decine di migliaia di persone”. Chi commise un vero ed efferato massacro furono le SS assieme ai repubblichini di Salò quando nell’inverno del ‘43 ripresero il controllo della penisola istriana e massacrarono 13mila persone. La maggioranza dei cadaveri venne gettata nelle foibe.

Ancora più discutibile è la ricostruzione di quel che sarebbe successo presso le foibe della Venezia Giulia e dell’Istria nel maggio ’45: scomparvero effettivamente 3-4 mila persone fra Gorizia, Trieste e Fiume, ma solo una piccola parte delle vittime finì nelle foibe. La grande maggioranza delle vittime, arrestate perché colpevoli, il più delle volte, di aver collaborato con il fascismo, morì nei campi d’internamento in cui venivano rinchiusi i prigionieri. Storiche non di regime come Claudia Cernigoi, Alessandra Kersevan parlano di un ordine di grandezza di alcune decine di infoibati collegati per lo più alle forze fasciste e di occupazione. Sulle famigerate foibe in cui si sostiene siano state gettate migliaia di italiani, le loro ricerche evidenziano che: nella foiba di Basovizza (che non è nemmeno una foiba ma il pozzo di una miniera), quando si è scavato alla ricerca di corpi, si sono trovati i resti di alcuni militari tedeschi risalenti probabilmente alla prima guerra mondiale e qualche carcassa di animale; nella foiba di Opicina (Monrupino) si trovarono solo alcuni corpi di soldati morti in battaglia gettati lì per evitare che le carcasse diffondessero epidemie; nella foiba di Fianona non si è mai trovato nulla e nella zona nessuno ha mai sentito parlare di corpi ivi gettati. Infine, si è pure parlato delle foibe di Fiume…c’è solo un piccolo problema: a Fiume non ci sono foibe! L’unica foiba in cui si rinvennero i cadaveri di 18 fucilati è l’abisso Plutone. Prigionieri fascisti che vennero fucilati dalla cosiddetta banda Steffè, una banda composta in realtà da militari della X MAS che commettevano crimini facendosi passare per partigiani al fine di screditare questi ultimi agli occhi della popolazione. Altro che eccidio, altro che pulizia etnica!

Per capire la colossale montatura nascosta dietro alla favola delle foibe basta sapere chi sono gli “eminentissimi” storici che sono stati fonte di questa propaganda. Nell’ordine: Luigi Papo, noto fascista sotto il regime e a capo della Milizia Montona, responsabile di eccidi e di rastrellamenti partigiani, considerato dalla Yugoslavia un criminale di guerra di cui chiese l’estradizione; Padre Flaminio Rocchi, fascista esponente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia; Maria Pasquinelli collaboratrice della X MAS e dei servizi segreti della RSI; Marco Pirina, incriminato per il tentativo di golpe Borghese del 1970; Giorgio Rustia, militante di Forza Nuova; Ugo Fabbri associato al MSI. Il tutto coordinato dalla regia dell’avvocato Augusto Sinagra, legale di Licio Gelli ed asserito iscritto alla loggia P2. E che dire dell’unico sedicente superstite ad una Foiba che si conosca, Graziano Udovisi? Oggi intervistato con tutti gli onori dalla RAI, si tratta di un criminale di guerra già condannato dalla giustizia italiana: la sua pena, ma guarda un po’, venne attenuata in quanto scampato ad una famigerata foiba a Fianona.

Perché questa montatura? Perché giornali, TV e tutto l’arco politico, ha accettato come verità di Stato da imporre a tutti le menzogne di questo gruppo di fascisti incalliti? Le ragioni sono due. La prima è ridimensionare enormemente le atrocità del nazifascismo e coprire in qualche modo i crimini compiuti dai fascisti nella risiera di San Sabba ma anche nei campi di concentramento di Gonars in Friuli e Arbe-Rab in Dalmazia contro i partigiani e tutta la popolazione, in particolare quella slava.

Celebrare i cosiddetti martiri delle foibe serve a controbilanciare il 25 aprile e a mettere sullo stesso piano partigiani e fascisti, come se gli oppressi che si ribellarono e gli oppressori si fossero comportati allo stesso modo.

La classe dominante vuole ficcarci a forza nel cervello l’idea che la lotta dei partigiani fu un atto criminale e non una rivolta contro oppressione e sfruttamento e una guerra civile contro i fascisti.

In secondo luogo, la propaganda sulle foibe ha il fine di alimentare un nazionalismo anti-slavo.

Il revisionismo fascista tace e tenta di cancellare repressione dello Stato italiano e del fascismo contro la popolazione slava dell’Istria e della Dalmazia dal 1918 in poi.

Tace sulla chiusura di tutte le scuole che insegnavano in sloveno o croato con la riforma Gentile del 1923, tace sulle centinaia di oppositori sloveni mandati davanti al Tribunale Speciale fascista, tace sulla confisca dei beni a danno di contadini slavi, tace sulle atrocità delle forze di occupazione italiane durante la seconda guerra mondiale, quando il generale Robotti, criminale di guerra, si lamentò della scarsa crudeltà dei suoi soldati scrivendo in un dispaccio: “si ammazza troppo poco”.

LE FOIBE SERVONO A FASCISTI E REVISIONISTI PER CERCARE DI SMINUIRE LA TRAGEDIA DEI LAGER, IL MITO DEGLI ITALIANI “BRAVA GENTE” E’ UNA INFAME MENZOGNA CHE USA STRUMENTALMENTE LA STORIA.


IL 10 FEBBRAIO RICORDIAMO I CRIMINI ED I CRIMINALI DI GUERRA FASCISTI.

ORE 21.30 C/O IL CSA GERMINAL CIMARELLI FILM “FASCIST LEGACY”


RAT- RETE ANTIFASCISTA TERNANA

Il Giorno del Ricordo, ricordiamo tutto!

foibeAnche quest’anno si celebra il giorno del ricordo, per gli eccidi delle Foibe e per gli “esuli” istriani: una specie di “giorno della memoria” ad uso e consumo di una destra post-fascista bisognosa di un appiglio storico per legittimarsi politicamente.

Prima di affrontare questa problematica storico-politica che risulta sempre “smemorata”, si può fare una premessa: il Comune di Mantova quest’anno ha invitato come “testimonial” l’ex giornalista di
Libero Renato Farina. Si dice ex-giornalista perché l’attuale deputato del Pdl è stato condannato per aver prodotto false documentazioni contro Prodi per conto dei servizi segreti italiani per cui lavorava; conseguentamente è stato radiato dall’ordine dei giornalisti. La serietà prima di tutto.

“Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava…non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”.

Queste le parole del capo del fascismo che diedero il via all’italianizzazione forzata nel territorio istriano. Già nei primi anni ‘20 gli squadristi avevano mano libera nelle loro incursioni violente ai danni della popolazione facendo già uso delle foibe come “strumento” di repressione politica; partì poi nel ‘22 la campagna di italianizzazione vera e propria: divieto di parlare in sloveno, chiusura di scuole “non italiane”, licenziamenti, chiusura di quotidiani e periodici, devastazioni di sedi associative e ricreative e cancellazione della toponomastica slava compresi nomi e cognomi delle persone. L’azione del governo fascista, volte a difendere la “razza italica, molto prima delle infami leggi razziali, annullò l’autonomia culturale e linguistica delle popolazioni slave ed esasperò i sentimenti di inimicizia nei confronti dell’Italia. Il giorno del Ricordo parla di foibe e di “esuli” di italiani accomunando i due fenomeni in modo antistorico e scorretto: a questo proposito non viene ricordato che, tra le due guerre mondiali, gli esuli sloveni e croati dalla Venezia Giulia furono oltre 100.000.
Una situazione destinata a peggiorare con la brutale invasione del Regno di Jugoslavia nel ‘41: insieme ai nazisti, l’Italia fascista occupò Dalmazia, Slovenia e Croazia, imponendo a quest’ultima la crudele dittatura degli Ustascia del nazionalista Ante Pavelic. Furono anni di stupri, massacri, bombardamenti e deportazioni di massa specialmente a danno di serbi e altre minoranze; vi furono deportazioni di cui gli italiani furono parte attiva con la creazione dei campi di concentramento della Risiera di S. Sabba, a Trieste o di Gonars a Udine. Alla fine della guerra la Jugoslavia conterà circa un milione di vittime di cui 300.000 direttamente attribuibili alle truppe d’occupazione italiane.
Come ci si può stupire che si sia giunti ad una resa dei conti alla fine della guerra?
Dopo l’8 settembre ‘43 e fino al ‘45 con le sorti della guerra rovesciate( e con un aumento della crudeltà delle SS e dei Repubblichini) e con il fascismo in rotta, le popolazioni slave oppresse dalla dittatura e dall’occupazione militare ebbero modo, in un coacervo di motivazioni politiche, etniche e nazionali di fare vendetta. L’esercito popolare della nascente Federazione Jugoslava e bande di “irregolari” intensificarono la lotta contro i simboli della dittatura fascista: contro gerarchi, camicie nere e talvolta semplici civili furono eseguite centinaia di fucilazioni e una serie di infoibamenti il cui numero, a fini propagandistici, aumenta di anno in anno nei fogli di calcolo della destra più o meno neofascista . Dopo la fine del conflitto bellico, nessun italiano criminale di guerra è stato processato.
Parliamo di realtà storica, ampiamente testimoniata e documentata anche se indigeribile per alcuni che vorrebbero ridurre il fenomeno delle foibe all’”odio slavocomunista contro chi aveva la colpa di essere italiano”; quegli italiani che, a dispetto della storia, vanno sempre difesi come “brava gente”.
Dunque, chiunque decida di prendere in considerazione la questione delle foibe, il 10 febbraio o tutto l’anno, deve tener conto di questo contesto: non per negarle o per ridurne l’importanza, ma per contestualizzarle. È giusto che si sappia cosa sono state le foibe, il prima, il dopo e soprattutto cosa non sono state.

Il revisionismo non può vincere, finchè abbiamo una buona memoria.

tratto da www.articolozero.org

Orwell in Italia, l'invenzione delle foibe

"Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato". George Orwell
gonars_libro.jpgdi Ivano Scacciarli
Parlare del paziente lavoro documentario di studiosi come Claudia Cernigoi, Alessandra Kersevan e tanti altri sulla vicenda delle foibe istriane non è solo un'operazione di precisazione storiografica. E neanche solo un occasione per distinguere questi lavori dalla paradossale accusa di negazionismo: dove quest'ultimo nega la mole documentaria in nome dell'estrapolazione di qualche dettaglio lo storiografo la assume tutta e nella sua complessità.
Non si tratta di nemmeno un'occasione per fare storia, anche se ce ne sarebbe un gran bisogno, rimettendo al centro dell'attenzione eventi già a lungo discussi quando la storiografia del '900 italiano è tutta da riscrivere. Parlare di questo lavoro documentario è invece mettere in evidenza lo sbarco di Orwell in Italia, che con l'invenzione delle foibe ha scritto un capitolo sinistro della verità istituzionale che si fa verità di fatto in concorso con il potere mediale.

Infatti, la vicenda delle foibe dopo l'entrata dei partigiani jugoslavi a Trieste è ristretta a decine di casi, e non a migliaia come deciso dalla verità mediale, è episodica e non ha i caratteri ne' qualitativi ne' quantitativi della pulizia etnica pianificata (ci sono infoibati per pure vendette personali ad esempio).
Il ristretto numero di infoibati spiega per esempio il fatto di come gli intervistati in tv siano quasi sempre esuli o parenti di esuli istriani e non parenti di infobati (che, se fossero stati migliaia, avrebbero avuto un numero superiore di parenti a testimonianza). C'è da chiedersi come sia avvenuto tutto questo, come sia potuto accadere che si sia potuto, non tanto cambiare interpretazione sui fatti, ma produrre una vera e propria storia parallela di questo paese che è diventata verità istituzionale e indiscussa. Tanto che l'attenzione mediale, ma anche la didattica nelle scuole, al 10 febbraio è persino superiore a quella nei confronri 25 aprile. E tutto attorno a migliaia di infoibati che, fortunatamente, non sono mai stati tali.

C'è davvero da chiedersi come si sia naturalizzato quest'evento che rovescia la verità storica su quanto avvenuto sul fronte orientale dove gli italiani diventano martiri del terrore venuto da est quando invece hanno invaso la Jugoslavia, come responsabili diretti di decine di migliaia di morti e corresponsabili dell'invasione nazista di quel paese che ha causato oltre un milione di morti e innumerevoli episodi di indescrivibile atrocità.

Tra le spiegazioni possibili ci sta il potere mediale sulla storia, che è una novità dell'ultimo ventennio che gli storici hanno imparato sulla loro pelle, ma anche il declino della capacità della politica di avere una propria idea di storia dopo la crisi delle grandi narrazioni.
operazione_foibe.jpgDa quando si è fatta funzione del mediale la politica ha perso contatto con la ricerca e con la capacità di analizzare il passato. Il problema è che il potere di significazione del passato, che produce qualcosa di esemplare che vale per il futuro, è stato assunto dal mediale che ha cominciato a produrre storia.
Dal punto di vista istituzionale questa è stata l'occasione per fare una storia che guarda direttamente alla politica del presente. Creando eventi che mettono in secondo ordine l'origine della costituzione nella lotta partigiana si sono poste le premesse storiografiche per il suo sgretolamento da destra, per un nuovo assetto costituzionale decisionista e liberista. E i teorici dell'"uscita dal '900", nella fretta di sbarazzarsi di un patrimonio storico e nel tentativo di traghettarsi in ogni porto, hanno contribuito ad accellerare questo processo che di emancipatorio non ha proprio nulla e porta le inquietanti caratteristiche dell'invenzione statale e mediale della verità. E siamo arrivati a chi ha tutto da perderci in questo emergere di un nemmeno tanto informale ministero della verità: eppure leggi di esponenti verdi che parlano di "pulizia etnica" dei "comunisti" come se fosse successo davvero, per non parlare del presidente della Camera che qualche mese fa ha tenuto un convegno dove, equiparando i gulag a questo fenomeno mai esistito in questi termini, neanche si è soffermato un attimo sulle fonti documentarie.

Per l'occasione di questa inventata giornata della memoria incollo quindi il link dell'intero libro "Operazione foibe" di Claudia Cernigoi.

http://www.pasti.org/foibets.html

Le fonti documentarie su questa invenzione sono state aperte. Spetta ora agli studiosi di storia delle comunicazioni di scrivere "Orwell in Italia, l'invenzione delle foibe". Se il testo della Cernigoi ci aiuta a capire il passato, questo testo da scrivere ci aiuterebbe per il futuro. E ne avremmo un gran bisogno

lunedì 7 febbraio 2011

Comunicato Stampa 5 febbraio 2011 - Questione rifiuti


CORØ – Coordinamento Orvietano Rifiuti Zero, CITTADINI IN RETE – Perugia, ZERO WASTE - Spoleto, CS Germinal Cimarelli – Terni

Il giorno 5 Febbraio 2011, alle ore 17,00 presso il CDP (Centro Documentazione Popolare) di Orvieto, si sono incontrate le organizzazioni e i coordinamenti umbri sui rifiuti, uniti da una causa comune: portare finalmente in Umbria e in tutte le città umbre, la strategia Rifiuti Zero, già applicata con successo in altre parti d'Italia (Capannori – Lu, Ponte nelle Alpi – Bl, ...), d'Europa e del Mondo. Erano presenti: il CORØ (Coordinamento Orvietano Rifiuti Zero), i CITTADINI IN RETE di Perugia, ZERO WASTE di Spoleto, CS Germinal Cimarelli di Terni.

Sono molteplici gli argomenti di critica che provengono dai vari territori: la discarica di Orvieto, le cui capacità residue sono abbondantemente superate, non conformi alle stesse previsioni del Piano regionale e per cui è previsto un ampliamento smisurato; la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento a Perugia, il revamping dell'impianto di incenerimento TERNI/ENA di Maratta nella conca ternana, che oltre alla nocività e pericolosità per l'ambiente e la salute, richiedono ingenti investimenti pubblici e sono continua fonte di rifiuti speciali; il rischio sempre più forte di utilizzare i cementifici di Spoleto e Gubbio per l'incenerimento dei rifiuti; la mancata attivazione sistematica su tutto il territorio regionale, di politiche a sostegno della raccolta differenziata, per raggiugere i livelli del 65% imposti dalla legge e previsti anche dal Piano Regionale.

Durante l'incontro è stato preso atto della inconsistenza di contenuti e inadeguatezza applicativa del PRGR, Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, connotato da inqualificabili errori e mancanze e soprattutto da un' evidente arretratezza rispetto alle normative europea e nazionale vigenti (DIR 2008/98/CE e Dlgs 250/10), che in particolare, impongono la gerarchia nella gestione dei rifiuti, relegando l'incenerimento e lo smaltimento in discarica come ultimi sistemi di trattamento degli stessi, conferendo invece un ruolo primario alla prevenzione, riduzione, riutilizzo, recupero e riciclo della materia.

I coordinamenti e le associazioni intendono attivarsi in modo congiunto per promuovere inizative di sensibilizzazione e informazione presso i cittadini, per il superamento dello stato attuale di gestione dei rifiuti, poichè ritengono doveroso puntare su alternative migliori: nei prossimi giorni e nelle prossime settimane esse si faranno promotrici presso tutti gli Enti competenti, Regioni, Province, ATI e Comuni, delle singole e collettive istanze di cambiamento, prima fra tutte la revisione del Piano Regionale dei Rifiuti.

Infine è stato definito il programma per l'organizzazione di un'Assemblea regionale in cui saranno discusse e approfondire tutte le problematiche riguardanti il ciclo dei rifiuti in Umbria, con l'intento di giungere ad un unico organismo o coordinamento regionale in grado di dare voce a quei cittadini desiderosi di vivere un'Umbria migliore e virtuosa.

Orvieto, 5 Febbraio 2011

CORØ Cordinamento Orvietano Rifiuti Zero

CITTADINI IN RETE Perugia/Umbria

ZERO WASTE Spoleto

CSA G. Cimarelli Terni/NO INCENERITORI

Derby di Amburgo, rinvio sospetto. Nella notte oltre 200 hooligans nazi mettono a ferro e a fuoco St. Pauli. 45 arresti


SANKT PAULI - Che qualcosa non quadrasse lo si era capito già nel pomeriggio di sabato, quando con l'improbabile scusa della fitta pioggia, che ha allungato i tempi per la sistemazione della nuova erba sul campo di calcio dello stadio dell'Amburgo, è stato rinviato a data da destinarsi l'attesissimo derby di ritorno tra Amburgo e St. Pauli. Ma le condizioni metereologiche, con ogni probabilità, sono soltanto un pretesto.

A far scattare l'allarme, invece, è stata la notizia, arrivata nella mattina di sabato, che da tutta Europa erano giunti a dar manforte agli hooligans dell'Amburgo tifosi di estrema destra provenienti da Glasgow (sponda Rangers), da Bielefeld, da Belgrado (magari gli stessi di Genova, con qualche aggiunta di qualche reduce della guerra in Bosnia o in Kosovo), da Berlino (dell'Hertha), del Karlsruhe e di varie altre squadre nemiche giurate del Sankt Pauli.
Intorno alle ore 21 si sono raggruppati nel centro di Amburgo alcune centinaia di hooligans per poi raggiungere il quartiere di Sankt Pauli. Il primo attacco, portato da oltre 200 hooligans, è stato portato ad un noto punto di ritrovo dei tifosi del St. Pauli. Ne sono seguiti drammatici scontri, con i tifosi "marroni" fatti oggetto anche di numerose bombe carta. Solo l'intervento della polizia ha scongiurato il peggio. Vetrine e bottiglie che volavano da ogni parte rendevano l´atmosfera surreale in un sabato sera uggioso. L'attacco fa scattare l'allarme nel quartiere e dà vita ad un susseguirsi di attacchi e contro attacchi. Guerra civile, o quasi.
st_pauli_jolly_rogerDopo circa un quarto d'ora la situazione tornava apparentemente normale, ma gli hooligans dell´Amburgo si sparpagliavano per il quartiere portando terrore ovunque e attaccando anche ristoranti e birrerie. Nella guerriglia ci è capitato di incorrere in gruppi di hooligans a torso nudo dei Rangers di Glasgow che commentavano, ubriachi, le loro imprese.
Intorno alle 23 la polizia è intervenuta in forze presidiando tutte le strade del quartiere (bisogna tener conto che il quartiere é molto esteso e coprire e assicurare l´intera zona non è cosa facile). Nonostante però l´impiego di almeno 1.500 uomini, la polizia non riusciva ancora a tranquillizzare la situazione e nuovi scontri scoppiavano in varie zone del quartiere. Intorno alle ore 24 arrivavano anche vari automezzi pesanti, idranti e vari altri blindati, mentre intorno alle ore 1,30 si udivano ancora gli scoppi di alcune bombe carta. Completamente distrutta una macchina della polizia.

Il bilancio finale provvisorio è di decine di feriti e 45 arresti, tutti tra le fila degli aggressori.

Ci domandiamo cosa sarebbe successo se non fossero cadute 2 gocce d´acqua...

Inviato a Senza Soste da Massimo Finizio

6 febbraio 2011

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