
Gli USA e l'Occidente non hanno mai sollevato in questi trenta anni la questione della libertà e della democrazia in Egitto ed in Tunisia e continuano a non sollevarla nei confronti del regime feudatario e carcerario dell'Arabia Saudita. Tutte le loro attenzioni sono state dedicate all'abbattimento di Ahmadinjed, a Sakineh, a criminalizzare Hamas, ad esaltare i valori della "unica democrazia" del Medio Oriente, Israele, che è un regime nazi-sionista che pratica da sempre il terrorismo di Stato e l'omicidio "preventivo" come normale ed usuale comportamento per decapitare i palestinesi della loro classe dirigente.
Il Faraone è caduto non solo per la tirannia oppressiva verso il suo popolo e per la quale dovrebbe essere processato, ma anche per la sua complicità con la politica israeliana di segregazione e distruzione della nazione palestinese. La pace Israele-Egitto che era nata come fattore positivo di stabilità della Regione é diventata complicità nella repressione del popolo palestinese. Non mi riferisco soltanto al muro di acciaio che l'Egitto sta costruendo per carcerare la popolazione di Gaza, ma anche all'appoggio a tutte le scelte della escalation israeliana. Appoggio che va dalla moltiplicazione delle colonizzazioni alla pretesa di fare di Gerusalemme città soltanto degli ebrei e per gli ebrei,
al terribile silenzio osservato per i bombardamenti di Gaza e per l'invasione del Libano.
Il popolo egiziano è insorto contro la ingiustizia del suo stato di semiprigionia e di sospensione dei diritti ma anche per la crescente tragedia dei palestinesi diventati sagome per il tiro a segno dei cecchini israeliani, vittime predestinate di un genocidio a bassa intensità, di crudeltà inaudite specie verso i bambini carcerati .
E' possibile immaginare un Egitto libero e democratico accanto ad una Palestina sofferente e sempre di più ridotta a lager da Israele? Io credo di no e credo che l'appoggio di Obama e dell'Occidente ad Israele provocherà altri sommovimenti nella regione.
Onore al popolo egiziano per la sua rivoluzione vittoriosa! Ancora oggi moltissimi giovani festeggiano in Piazza Tahir. Ma la gestione della rivoluzione è nelle mani dei militari che sono complici da sempre del regime di Mubarak. Si è creata la stranissima e surreale situazione di una rivoluzione che festeggia un colpo di Stato militare del quale non sappiamo quasi niente. Certo è importante che il potere non sia stato trasferito a Omar Suleiman, ma l'esercito non è certo depositario e garante delle ragioni della rivolta.
La delegittimazione del movimento dei fratelli musulmani e del partito comunista hanno decapitato la rivoluzione del suo centro laico democratico e popolare. La rivoluzione non ha un suo gruppo dirigente e non ha in mano niente.
Si può sperare in scelte giuste da parte di un potere misterioso e gerarchico distante dal popolo quanto lo era Mubarak, integrato con il Pentagono e con Israele? Queste scelte "giuste" non ci saranno fino a quando non cambierà la politica dell'Impero che oggi, pur essendo in crisi ed in grave declino, continua ad insistere nella imposizione del suo ordine mondiale.
di Redazione IL PUNTO ROSSO a cura di PIETRO ANCONA
12 febbraio 2011
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